MARCELLO MARCHESI.
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DIARIO FUTILE  DI UN SIGNORE DI MEZZA ET.
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1993/2014. Bompiani/RCS Libri, Milano.
Postfazione di Guido Clericetti.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un testo traboccante di slogan, flash, nonsensi, finti ricordi, amnesie autentiche, voci notturne, folgorazioni gratuite, frasi inutilmente profonde, parapoesie, similpensieri, giochetti di parole: insomma tutto quello che, poco a poco, ha occupato lo spazio del teleschermo, cercando di omologarci in preda al luogo comune. Un messaggio che Marchesi ci ha lanciato dall'altra sponda, l'ultima spiaggia dell'umana intelligenza, invitandoci paradossalmente a dedicarci pi al futile che al presunto funzionalismo di questo mondo.
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L'AUTORE.
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MARCELLO MARCHESI (Milano, 1912 - Cabras, 1978)  stato scrittore, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale, autore di programmi televisivi e radiofonici. Dopo la laurea in Legge ha iniziato a collaborare con il giornale umoristico "II Bertoldo", proseguendo l'attivit giornalistica su "Marc'Aurelio" e "Omnibus". Ha scritto programmi che hanno fatto la storia della radio (come Cinquemilalire per un sorriso, condotto da Corrado) e della televisione (su tutti, Canzonissima). Ha collaborato con i pi importanti interpreti del teatro e della televisione, tra cui Ugo Tognazzi, Gino Bramieri, Alberto Sordi, ha sceneggiato molti dei film di Tot, scritto canzoni ( sua la celebre Bellezze in bicicletta) e ideato slogan pubblicitari. Le sue opere sono in corso di pubblicazione presso Bompiani. Nei Tascabili Bompiani sono disponibili Il malloppo (2013) e Il dottor Divago (2013).
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Nell'aprile del 1962, in un programma televisivo musicale, tra un quartetto negro, un'attrice bionda e un virtuoso di fisarmonica, apparve improvvisamente un signore che sembrava capitato l per caso. Baffi alla Groucho Marx, occhiali alla Harold Lloyd, ombrello alla Chamberlain, cappello "a caciottella" come dicono a Roma. Lo stesso tipo di cappello che porto io. Mi sta male, ma la gente non sa quanto mi stanno male gli altri.
Si faceva chiamare "il signore di mezza et". Attacc garbatamente gli autori di canzoni, rimproverandoli di comporre esclusivamente per i giovani. Cant con brio, una sua canzoncina e se ne and mormorando "Che Niagara la vita".
Lo riconobbi subito. L'avevo incontrato sull'autobus N un mese prima. Eravamo vicini. Una bella ragazza che egli fissava con competenza, si alz e gli cedette il posto. Mi guard come per dire "Visto che roba?"
Una settimana dopo, in un ristorante, per uno scambio di "caciottelle", ci incontrammo ancora. Un sorriso e basta.
Poteva essere un avvocato, un professore, un direttore, tutto, fuorch un cantante.
Quella sera stessa lo intervistai, bloccandolo prima che uscisse dagli studi televisivi.
"Buonasera, come sta?"
"Sono vivo."
"Posso rivolgerle qualche domanda?"
"S. Sono curioso di sentire ci che dir."
"Il suo nome?"
"Ecco un biglietto da visita. Non so se sia il mio."
"Quanti anni?"
"Sono un signore di mezza et. L'altra mezza non si sa. Il numero degli anni non ha importanza. Matusalemme a quattrocento anni era un signore di mezza et. Vede? La giovent, prima o poi, finisce; la mezza et non finisce mai."
"E la vecchiaia?"
"La vecchiaia non esiste.  una mezza et portata male."
"Lei si sente giovane..."
"Giovanile. Quando finisce la giovent, comincia la giovanilit."
"Per lei, quindi, la mezza et  una bella et?"
"S, anche perch  l'unica che ho sottomano."
"Lei si salva sempre."
"S, mi salvo sempre, grazie al mio istinto di conversazione."
"Allegro..."
"Un uomo di mezza et allegro  meno ridicolo di un giovane col muso."
"Non teme di apparire un po' futile?"
"Futile? Strana parola. Mi fa venire in mente un fucile che spara a borotalco. A pensarci bene, un fucile cos non ammazza nessuno e fa sorridere. S, s, sono futile."
"Lo  sempre stato?"
"Credo. Sono nato alla fine della Belle Epoque, proprio nell'anno dell'avvento del fox-trot, mentre tutta l'Italia cantava Tripoli, bel suol d'amore, la canzonetta che futilizzava la guerra di Libia. La Libia  passata, la canzone  rimasta. Quando nacqui, in casa c'era solo mio padre. Mia madre era uscita. Una voglia improvvisa di panettone. Cos vidi la luce nel retrobottega di un pasticciere. Nella confusione che segu, mi legarono l'ombelico col nastrino tricolore..."
"... di quelli che si usavano per confezionare i dolci."
"Proprio cos. Futili i miei amici, e dediti con estrema seriet al futile, come, per citarne uno, il Viganotti, che ha speso quindici anni della sua vita per compilare l'Enciclopedia dell'inutile, nella quale si pu trovare tutto ci che di pi effimero e di poco conto e di decisamente ozioso esista: dall'altezza di King-Kong al significato della posizione delle zampe del cavallo nei monumenti equestri. Vuol saperlo? Se le due zampe anteriori sono sollevate, vuol dire che il cavaliere  morto in battaglia. Una sola zampa anteriore sollevata,  stato ferito in battaglia. Le quattro zampe a terra,  morto di morte naturale."
"Come le  venuto in mente di presentarsi in TV?"
"Era l'unico modo per non vederla."
"Ha avuto un attimo di paura, stasera, all'atto di apparire contemporaneamente in milioni di case? Ha sentito il trac?"
"No. Qualunque cosa io abbia intrapreso ho sempre vinto. Ho perso solo la guerra, ma non sono stato l'unico."
"Quindi  sicuro del successo?"
"Non sar merito mio. La televisione esercita una suggestione diabolica. Credo che chiunque potesse apparire sul video tutte le sere, alla stessa ora, e dicesse, non so, 'put-put buonasera put-put, come va? put-put... io, put-put, sto bene... arrivederci put-put' dopo una settimana diventerebbe famosissimo. Non solo: ma tutta l'Italia parlerebbe col put-put."
"E se la teoria del put-put non funzionasse?"
"Cambierei di nuovo mestiere. Non c' nulla che ringiovanisca di pi. Un uomo privo di esperienza  sempre giovane..."
E cos via. A ogni domanda la sua risposta. Congegnata, costruita, ma una risposta. Mi interessava. Ci vedemmo molte volte. Ora posso dire di non aver mai conosciuto un uomo pi allegro, pi malinconico, pi funereo, pi bugiardo, pi aperto, pi provvisorio di lui.
A un certo momento qualcuno disse che io e il signore di mezza et eravamo la stessa persona. Ammetto che, di spalle, possiamo anche essere scambiati l'uno per l'altro, ma di faccia no. Eppoi, lui  quello che io avrei voluto essere, mentre io sono proprio quello che non volevo.
Quando usc il mio libretto di versi,1 gli chiesi:
"Le  piaciuto?"
"Molto bella la copertina" rispose; "anche l'indice non  fatto male."
Lo vedevo continuamente prendere appunti. Gli domandai se stesse scrivendo un libro.
"Mai scritto un libro."
"La sua vita non  stata interessante?"
"Be', non dico di avere avuto avventure terribili come quella, per esempio, di Giancarlo, che nel '42 riusc ad attraversare l'Italia fingendosi scemo, zoppicando, farfugliando e ridacchiando davanti agli impiccati. No, ma anch'io ho passato le mie. Non trovo per necessario farne un libro. Ogni nuovo libro danneggia quelli gi usciti. Che rimorso, rubare un solo lettore ai classici. E non  vero che scrivere  una questione di vita o di morte. Sui giornali non si legge mai 'Guardiano notturno morto per lo scoppio di un romanzo che aveva dentro e che non riusciva a scrivere, perch il suo lavoro non glielo consentiva'."
"Allora terr un diario..."
"No. I diari pesano, ricordare invecchia. Soprattutto le cose importanti. Eppoi il foglio bianco mi spaventa. I pezzetti di carta, invece, il bordo dei giornali, le scatole di sigarette vuote, mi ispirano, come mi ispirano i piccoli avvenimenti, le cose di poco momento, i pompons di cui  piena una giornata della vita. Per questo prendo appunti cos come capita, ricuperando gli spazi che gli altri trascurano. Ignoro la storia, la cronaca, tutto, per inseguire la futilit... come dice lei."
Lo pregai di mostrarmi quegli appunti. Apr un cassetto inverosimilmente pieno di ritagli, cartoncini, bigliettini.
Un formicaio di paroline.
"Posso pubblicarli?" gli domandai all'improvviso.
"S, sono proprio curioso di leggermi. Sono tanto curioso: non vorrei morire, per vedere come va a finire."
Cos nacque questo Diario futile senza date. Ieri, oggi, domani, un lungo giorno.
Mentre correggevo le bozze del suo libro, lui, dal video, sorrideva e cantava un qualche cosa per i signori di mezza et e per le belle tardone.
Qualcosa come: "Tiratevi su, tiratevi su, con i colori del pullover, con le bretelle, con uno sguardo al conto in banca... tiratevi su con un po' di brillantina, con un massaggio, con un fiore all'occhiello, con una cravatta nuova... tiratevi su con un vecchio disco di Armstrong, con una fischiatina, con una sigaretta (mezza), col pensiero delle vacanze, col fallimento di un nemico... tiratevi su con un aforisma di Diderot, con una barzelletta impertinente, con una seduta dallo psicanalista, con quello che vi pare, ma per l'amor del cielo tiratevi su... con una visitina in chiesa, con una carezza al cane, ma non lasciatevi andare... tiratevi su, magari con una sfuriata a un dipendente che non c'entra niente, oppure facendo un paio di baffi a un manifesto di Brigitte Bardot... tiratevi su con una buona elemosina, con una lettera anonima, con una mangiata da blocco renale, con un vecchio libro, con una ragazza giovane... tiratevi su, tiratevi su..."
Vecchio futilone.
M.M.
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Nota 1. Essere o benessere?, ora in Il dottor Divago, Milano, Bompiani, 2013.
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DIARIO FUTILE
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... e ne ho viste tante
 da raccontar
 ma mai gli elefanti
 volar.
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Walt Disney, Dumbo.
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Ringrazio (per ordine alfabetico)
 A. B. C. D. E. F. G. H. I. J. K. L. M. N. O. P. Q. R. S. T. U. V. W. X. Y. e Z.
 Senza di loro non avrei mai potuto scrivere questo diario.
 Grazie.
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C' chi si sente giovane perch, in cinquant'anni, non ha combinato niente e c' chi si sente giovane perch tutto quello che ha combinato l'ha dimenticato.  il caso mio.
Ma procediamo con disordine. Il disordine d qualche speranza, l'ordine nessuna.
Bella giornata. La Borsa sale, la pressione scende, il dolorino non c', la segretaria  bella, il cane  guarito, la macchina  nuova, le tasse sono evase. Voglio uscire senza ombrello, senza sciarpa, senza cappello. Etc!
Tutto comincia con un paio di occhiali. Poi viene il cappello, poi la sciarpa, poi l'ombrello, poi le soprascarpe, e poi bravo chi ti riconosce.
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Incontro J. Regista dei film Sexy.  disperato.
"Ventisei metri di nudo mi hanno tagliato, capisci? Ventisei metri di nudo."
"E che era? Un'elefantessa?"
L'apparenza inganna.
" stato in galera."
"Oddio!"
"Ma per politica."
"Ah!"
"Ha ammazzato un uomo."
"Oddio!"
"Ma con l'automobile."
"Ah!"
"Ha avvelenato la moglie."
"Oddio!"
"Ma per darle l'eutanasia."
"Ah!"
"Racconta alle bambine come hanno fatto a venire al mondo."
"Oddio!"
"Ma  il maestro di educazione sessuale."
"Ah!"
S. ha ancora la gota calda per lo schiaffo di P. e la fa sentire a tutti. Ho ancora la mano calda della stretta di mano del Re e ci carezzo il figlio. A me m'ha menato Petrolini!
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INCENSURATO.
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Era un teppista
di buona famiglia
stufo di moglie
suocera e figlia.
Vecchiaia dell'eroe.
"Partimmo quel giorno... quella sera... da Ge... da Gela, no, da Genova e sbarcammo a... Marsiglia... no, a Marsa Matruk, che dico, a Marsala io e i miei... aspetta, come si chiamavano... avevano un nome che cominciava per... assomigliava a Garibaldi, ecco, garibaldini! S, tutti giovani, forti, con le loro belle camicie verdi, erano circa un milione..."
Lombardo laconico.
"Di dove sei?"
"Meda."
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"Ah! come sto bene! Oggi mi sento proprio colpevole. Ieri sera avevo ancora un piccolo complesso di innocenza che mi tormentava, ma dopo il vostro trattamento suggestivo notturno,  passato. Meno male. Che bello sentirsi totalmente, incondizionatamente colpevole! Scusi, dove ci si confessa? Qui? Grazie!"
"Ho fatto tutto."
"Cosa?"
"Non so, tutto."
A quell'epoca avevo sulla testa una diva non ancora celebre. Abitavo all'attico, lei al superattico. Camminava sui miei pensieri, sentivo il ticchettio delle sue ciabattine, il chiocchiolio della sua pip. Casa moderna, bote  musique, suoni e voci rimbalzavano da parete a parete, da soffitto a pavimento, creando fra i diciotto inquilini una strana intimit, si sentivano un po' come membri di una grande famiglia, e come tali si odiavano. La cosa era evidente nelle sedute di condominio. Suo marito si impuntava per una scopa in pi o in meno al portinaio, con una tenacia e un'avarizia che hanno portato lui e la diva alla villa sull'Appia Antica.
Il ticchettio delle ciabattine si perde ora, come una risatina soffocata, nel buio delle catacombe.
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" un quadro di Raf..."
"Vallone?"
"No,  un quadro di Raffael..."
"...e Pisu?"
"No,  un quadro di Raffaello Sanzio."
"E chi ?"
I cartelloni della Coca Cola. Bella gente sul bordo di azzurre piscine o sulla tolda di onassici yacht, beve Coca Cola. La bottiglia  sempre bene in vista da qualche parte.
Uno magari la piscina non ce l'ha, e nemmeno lo yacht, ma la Coca Cola "come quella che hanno loro" se la pu permettere anche lui.
"Me ne dia una. Formato grande, to'!"
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Fiuggi '58. Con l'ottavo bicchiere in mano sto l. Mi viene incontro Peppino De Filippo, ma pi giovane e pi grassottello. Infatti  Ennio Flaiano. Dice che vuole scrivere una commedia, Caff e antipatia, l'antitesi esatta di T e simpatia.  la storia di un uomo normale, che si vede lentamente mettere al bando dalla consorteria degli "altri". L'anormale  lui. Ascoltandolo, arrivo al nono bicchiere. Al decimo mi ribello. Basta acqua! Perch soffrire? perch consegnare alla Nera Signora un corpo curato? Se glielo dobbiamo dare, diamoglielo il pi malandato possibile. Avr fatto un cattivo affare. La cosa finisce a fettuccine "in quantit industriale" e abbacchio in piatti alla Salom.
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Ascolto la conversazione di alcuni ragazzi.
"Anka..."
"Sedaka..."
"Darin..."
"Fabian..."
"Renis..."
"Fidenco..."
Che lingua parlano?
Cultural climber. La neon-cultura  uno scherzo da Brecht.
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Roma. Trattoria "Gli Spaghettari". Cena per una prima Comunione. Oramai i genitori si sono impadroniti della festa; la ragazzina vestita di bianco ciondola e frigna insonnolita. Rimedia uno schiaffo. Piange con la testa appoggiata alla spalliera di una sedia. Un altro ragazzino, per rappresaglia di uno scappellotto, sta con le mani sulla nuca da mezz'ora. I grandi, gonfi di cibo, dopo il caff hanno voglia di parlare; fatto sedere l'oste al tavolo, discutono su come si frigge certa roba. Facce segnate dallo sforzo che sta facendo il loro fegato, sbadigli premonitori. Esco, mentre il padre della bambina festeggiata, non contento di averle rubato la festa, le grida: "Smettila, rimbambita!"
Cosa le succeder il giorno delle nozze?
Sera in casa. Ascolto un disco di Sinatra, una predica di padre Mariano, un telecomunicato Chlorodont. Arte, religione, lavoro.
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"L'angoscia mi scompensa" dice M. "Dimentico atti necessari, do importanza ai futili, ricordo persone antipatiche e sento urgenze inesistenti. Giro intorno a una parola come un somaro alla mola, non riesco a evitare la rima. Sono tutto da spremere, tutto mi d spunto, ma fino all'angolo... dietro non so. Sfarfallo di pensiero in pensier, di niente in niente, e mi par d'essere un genio a rate. Invecchio. La mente mi precede, non so tenerle dietro. Ancora qualche anno e la guarder agire per conto suo, me immobile."
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Milano. Il Duomo gocciola verso l'alto.
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Parigi. Vorrei esserci il giorno in cui prenderanno il volo tutte le statue alate, i pgasi, le vittorie con le ali protese, le aquile, i galli con i rostri d'oro, e tutti i gruppi marmorei che guardano all'azzurro. Che passata di colombacci!
Concert Mayol. Esposizione stanca di sederi. Mulatte col nerofumo sotto i seni. Quante appendiciti! Odor d'olio d'arachide, di negro, di dolce disinfettante. La pianista e gli altri orchestrali hanno le facce di quelli che suonano nei caff di Torino. Casalinghe e un po' rassegnate. Quando finisce era ora.
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A quarant'anni l'uomo fa il punto. A cinquant'anni fa la virgola, e con il punto e virgola pu continuare, seppure faticosamente, il periodo delle sue riflessioni.
Certi paesi perdono per me tutto il loro fascino quando sento che sono stati raggiunti, con facilit, da gente che mi sta antipatica.
Quel tipo di mogli che sposano il portafogli.
Una vita idiota, tutti i giorni le stesse azioni, gli stessi incontri, le stesse facce. Eppure tiene un diario minuziosissimo. Per assicurarsi il suo alibi giornaliero. Non si sa mai.
Perch avrebbe dovuto meravigliarsi, quando sulla sua mano protesa all'angolo del viale fu deposto un milione in contanti? Poi la sirena dell'ambulanza venuta a portar via il milionario che lo aveva beneficato. Perch avrebbe dovuto meravigliarsi?
Era in quel posto da tanti anni!
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Nel '42 mi venne in mente di imparare l'inglese. C'era la guerra. La citt in cui mi trovavo era stretta d'assedio, mancavano i viveri. Il maestro che trovai non volle denaro, aveva la moglie inferma e mi chiese una scatola di pastina glutinata da cento grammi per ogni ora di lezione proficua garantita.
La lezione si svolgeva cos: il maestro sedeva davanti a me. La moglie, allo stesso tavolo, davanti alla scodella della minestrina col cucchiaio in mano.
"Camminare... to walk."
Ripetevo, prima male, poi meglio, poi bene. Avevo imparato un verbo. La moglie del maestro inghiottiva un cucchiaio di minestrina.
"Cane?"
"L'ho dimenticato."
Timidamente, l'esile signora domandava: "Posso mangiare un altro cucchiaio di pastina?"
"Un momento, cara," rispondeva il professore "egli ha dimenticato un vocabolo." E a me: "Su, coraggio, cerchi di ricordarlo; gliel'ho insegnato l'altro ieri."
"Se tu gliel'hai insegnato e lui non lo ricorda, non  colpa tua, caro" insisteva la moglie. "Io posso mangiare?"
"Aspetta, ti prego."
Ricordavo.
"Ecco: cane si dice the do... the do..."
La moglie del professore mi guardava con mezzo cucchiaio in bocca.
"... dobb!"
Il cucchiaio ritornava a mezz'aria. Un po' di brodo si versava.
"Ma no, ma no, ma no" gemeva il professore.
"Ah, ecco, ricordo: the dog, cane, the dog! Cani, the dogs!"
"Finalmente!" sospirava la signora. "E adesso, caro, domandagli i giorni della settimana e i mesi dell'anno. Quelli li sa, cos finisco questa minestrina prima che si freddi."
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Un episodio che mi fa amare Raimondo.
Bombardamento. Batteria contraerea inceppata. Tutti via per i campi, lunghi stesi fra le zolle a bocca sotto. Mentre l'inferno continua, Raimondo si alza, solleva una zolla meno dura delle altre, la soppesa, si guarda in giro e la getta con forza sull'elmetto di un artigliere, rannicchiato e tremante.
"Aiuto... sono stato colpito... mamma!"
Raimondo si distende vicino a lui.
"Non  niente. Sta' tranquillo, sono stato io. Ti ho tirato un po' di terra, sei contento? D la verit: sei contento che sono stato io? Pensa se era una scheggia. Allegro, era uno scherzo."
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 uno stabilimento con una torre nel mezzo. Lui, di lass, domina. Con televisori e altoparlanti raggiunge ogni reparto e interrompe la musica d'opera per gli operai con elogi o rimproveri a questo e a quello, chiamandoli per nome. Li conosce tutti, sono nati con lui.
Nel suo studio ha una segretaria che tratta bruscamente, pur dandole del lei: "Cretina, oca, cosa mi combina?"
Questo, durante le ore d'ufficio. Appena suona la sirena per la pausa pomeridiana le sorride e la presenta ai visitatori. "Permette? Mia moglie." Le d del tu fino alle quindici e, s'intende, tutte le domeniche, nei giorni di ferie e in quelli di sciopero.
Non aveva la parola facile, ma il silenzio, oh! il silenzio lo aveva difficile.
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CANTO IN CORTILE.
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Che me n'importa a me
se non son bella?
Io seguir la dieta
di Maria Callas.
Mi faccio fare il naso
alla Rossella
che me n'importa a me
se non son bella.
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Sperduti nella Brianza, io e Z. vaghiamo in macchina fra quei paesetti all'antica che si danno ancora del voi: Usmate, Carnate, Vimercate. Chiediamo la strada per M. Gli uomini danno come punti di riferimento la statale, la provinciale, il distributore di benzina. Le donne: la chiesa, il cimitero, il monumento dei Caduti.
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Carnevale. D. entra nel ristorante con un naso di cartone e gli occhiali di plastica "made in Hong Kong". Getta coriandoli nei piatti di tutti, scappa in cucina a parlottare col cuoco. Poco dopo, a tavola, con noi, tira fuori un giornale della sera con il grosso titolo di un atroce delitto. Moglie e marito hanno squartato un tale, i cui resti sono stati ritrovati in parte.
Dice che i due poveretti sono innocenti, che  stato lui l'assassino. Ne vogliamo la prova?
Batte le mani. Dalla cucina arriva un cameriere dalla faccia sorniona, recando un gran piatto di spinaci. Nel mezzo, piantata a dita larghe, una mano di gomma recisa al polso. Nessuno fiata. Lui, tenace, grida: "Buon appetito a tutta la compagnia." Impugna coltello e forchetta, si accinge a tagliare, ma all'improvviso urla: "Cameriere,  un'indecenza. Questa mano ha le unghie sporche, portatemi l'altra."
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Longanesi, quando voleva stroncare qualcuno, lo definiva "una testa di manzo numero due", per non concedergli una priorit neanche nel peggio.
Quante impronte hanno saputo fare due soli piedi per chilometri e chilometri, e quanti figli Adamo ed Eva per secoli e secoli. Ma l'ultimo temporale canceller tutto.
Il commediografo P.  furente. "Ho scritto una commedia con un titolo formidabile" grida "e non posso rappresentarla. La commedia  intitolata Lingua in bocca. Devo cambiare titolo. Perch? La lingua dove sta? In bocca, no? La bocca  il suo posto naturale. Nossignore, non vogliono. Valli a capire un po' tu, quelli l, valli a capire!"
La caratteristica dei giovani  trascurarsi. Il loro motto: "La salute dopo tutto."
 un tecnico del sedere. Studia sedie moderne, che non sembrano sedie, ma che sono pi comode delle sedie. Peccato che nessuno ci si sieda, perch  difficile prenderle per delle sedie.
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Lo spogliarello  superato, il vestirello  banale. Oggi furoreggia lo strip-room.
Si vede un salotto, molto accogliente, intimo. Luci basse, calde. Nell'aria le note di un blues. Entra una ragazza bellissima in abito da sera, guanti lunghi; cammina su e gi come un'indossatrice; guarda in sala, sorride. Ci siamo. Si avvicina a un vaso di fiori, lo accarezza con intenzione, lo prende in mano e, a tempo di musica, dolcemente dondolando, lo porta via. Poi torna e, con lentezza studiata, esasperante, prende una sediolina dorata, la trascina piano piano e poi, al, la getta fra le quinte. La musica diventa pi cupa. Ecco,  la volta di un quadro, di un divanetto. Tutto da sola, a tempo di musica, non si salva niente: porta via una cosa dopo l'altra, con arte sapientissima, sino a che la stanza rimane tutta nuda!
"Tutta nuda?"
"Be', tranne due miniaturine piccole piccole, il minimo..."
"Che ipocriti!"
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Un'orchidea focomelica lo fa urlare di raccapriccio.
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Intransigente. Sbagliando si spara.
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Buoni, cattivi e stupidi. Il marito buono, quando ha voglia di fare l'amore, lo domanda alla moglie, se lei dice di no, va dall'amante. Il marito cattivo, quando la moglie vuol fare l'amore, dice di no e va dall'amante. Il marito stupido va con la moglie, va con l'amante e nessuno dei tre ne ha voglia.
Buone, cattive e stupide. La moglie buona, quando il marito vuol fare l'amore, dice di s e dopo va dall'amante perch anche lui poverino... La moglie cattiva, quando vuol fare l'amore lei, va subito dall'amante cos evita di andare col marito. La moglie stupida va col marito, va con l'amante e resta con la voglia.
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Stasera ho proprio voglia di andarmi a vedere un bel film di denuncia. Guarda un po' se ci sono film di denuncia in giro. No? Peccato, dovr andare a vedere un film per divertirmi e basta. Uffa!
Datemi un punto d'appoggio e vi sollever Edmondo de Amicis.
Un portacenere
a forma di orologio.
Tempo e fumo
passano.
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Roma. "Scusi, sa dov' via San Francesco Crispi?"
Chi si indigna pi oggi? Al massimo, in certe occasioni, uno pu sentir vibrare tutte le fibre tessili di cui  fatto il suo vestito.
 uno di quei tipi che gli basta venire a vedere per vincere.
"La mamma di Pietro  una provetta"
"Ricamatrice?"
"No, la mamma di Pietro  una provetta"
"Stiratrice?"
"No, la mamma di Pietro  una provetta e basta.  nato in vitro."
I calli alle mani sono sacrosanti, ma io ho un callo al cervello alto due dita.
RINASCITA
Bisogna potenziare
questo rione,
farlo pi forte, pi sano,
pi nuovo!
Via Marsala
si chiamer
via Marsala all'Uovo.

 

In agenzia, C. propone un nuovo concorso a premio. Nelle confezioni del prodotto, i soliti tagliandi. Sui tagliandi sono scritti degli insulti: "Idiota", "Cornuto", "Scemo", "Paraninfo". Tra coloro che totalizzano il maggior numero di "Spia", "Ladro", "Figlio di qui", "Figlio di l" eccetera, viene sorteggiata una villa sul lago, con giardino e motoscafo.
"Non  una grande idea?" esclama C. alla fine della esposizione.
Lo guardiamo con sospetto. Sembrava tanto buono.
 La fiducia nasce
 dal luogo comune.

Roma. Stamattina esco e m'accorgo che alla citt "gli rode il chiccherone". Forse ha dormito male, con tutte quelle automobili sullo stomaco. Studenti con mille fischietti ce l'hanno con l'Austria o con l'ONU. Autobus che non arrivano. Fontana di Trevi senz'acqua. Eppure  una bella giornata. In Trastevere, donne tranquille siedono sui loro sederi, ma al pomeriggio i selci diventano viscidi e l'insalata di fagiolini prende di agro.  lo scirocco. Domani leggeremo di cinque suicidi.
Fellini 81/2: il posto delle fregole.

 

A una festa L. mi presenta sua figlia. Non c'era ancora quando ci conoscemmo. Adesso  l, quasi una donna. Gli anni della nostra amicizia sono dunque alti un metro e settanta, sono biondi e hanno gli occhi celesti. Balliamo. La ragazzina  fresca, graziosa, sorridente. Mi diverto proprio, specialmente durante il charleston. Sono un asso. Alla fine del ballo, mi dispiace che sia finito e dispiace anche a lei. Poco dopo, al buffet, oltre una tenda, sento la sua voce mentre parla con un'amica.
"Ho dovuto ballare con un vecchio di quarant'anni, che mi ha dato tanti di quei pestoni, tanti di quei pestoni! E cos... vecchio che era, quarant'anni che aveva, piedi che mi pestava, figurati che divertimento!"
Non riesco a soffrirne. Mi ha dato solo quarant'anni. Per lei la vecchiaia comincia a ventotto.
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Barcellona. Mai visto un toro entrare nell'arena? Sembra un commendatore che abbia ricevuto un calcio nel sedere. Chi  stato, perdio, chi  stato? Un calcio a me? Ma io, porc...! Cosa fa quello con quello straccio rosso?... mi provoca? Una pernacchia a me?
E parte a testa bassa. Da quel momento  perduto.
Non ti buttare gi se non sei una bellezza. Aiutati che Dior ti aiuta.
Risplende
dalla prima mattina
il cranio
di Ascanio
tenuto insieme
dalla brillantina.
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Risveglio in sala operatoria, bocconi sul lettino. Odoriccio di clinica, ferri bolliti e garza. Con un occhio riesco a vedere qualche mattonella del pavimento e le gambette del calorifero. La spalla non mi fa male nemmeno un po'.  andata.  fatta. Chi sa quanto ho dormito e intanto hanno fatto tutto. Ora mi riporteranno di l. Sono lucido e tranquillo, forse fra qualche ora, finita l'anestesia, sentir male, ma per adesso va bene. Oh! L'operazione  fatta.
Precedute da un fruscio di tonache e grembiuli entrano in campo sulle mattonelle del pavimento due scarpe bianche. Un coro sommesso.
"Buongiorno, professore."
"Tutto pronto?"
"Tutto pronto."
"Cominciamo pure."
Un dolorissimo mi riga lentamente la schiena, fa un rumore di tela strappata.  luminoso.
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G. ancora oggi, prima di scrivere gli articoli per il suo giornale, si purga, poi prende la simpamina. A. G. Rossi diceva: "Non dovrebbe firmarli col suo nome ma cos: fenilisopropilamina . Sarebbe pi onesto."
Don Elpidio. Verso l'Ave Maria sent un prurito, entr di corsa nel banco lotto pi vicino. Gioc, preg, vinse un terno. Era un dono del Cielo o una mossa del Maligno? Impiant le campane automatiche con i soldi del governo: bastava schiacciare un bottone, partivano a tempo da sole e andavano che era una bellezza. Gioc ancora. Per rinnovare l'organo. Il Demonio, visto l'uso che aveva fatto di quel denaro, lo avvers. Gioc tutti i sabati, us le elemosine, impegn gli ex voto, vendette le porte del Cinquecento a un architetto e un reliquiario a una peccatrice. Ma quei tre numeri, dopo quel sabato, non uscirono pi.
Quasi tutte le notti sente suonare l'organo. Siede sul letto, si guarda i tre numeri sulla casacca e aspetta che spunti il sole su Portolongone.
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A Valdagno
(di ventinove
o di ventotto)
dopo febbraio
viene Marzotto.
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S. mi racconta l'inizio di un film che ha in testa. Il film comincia senza titoli. Autostrada. Un gruppo di giovinastri, passo di faina, allegria piena di promesse, avanza, guardando i cartelloni pubblicitari.
Passa qualche macchina. Gli sfaccendati, carichi di barattoli, vernici e fogli, raggiungono un gruppo di sei cartelloni in fila, sul bordo dell'autostrada, a venti metri l'uno dall'altro.
OGGI
DOMANI
TUTTE LE MATTINE
PRENDETE SEMPRE
UN CUCCHIAINO DI
MAGNESIA SAN FORTUNINO
I giovanotti, intorno all'ultimo manifesto, trafficano con fogli e pennelli, poi si appostano. Passa una macchina. All'altezza del sesto cartello scarta, va quasi fuori strada, riprende, prosegue. I giovani ridono. Ne passa un'altra. Al sesto cartello frena, fa marcia indietro, poi riparte. Ne passa una terza, velocissima. Subito dopo il sesto cartello va fuori strada, finisce in un burrone. I giovani ridono. Lenta panoramica sui sei cartelli
OGGI
DOMANI
TUTTE LE MATTINE
PRENDETE SEMPRE
UN CUCCHIAINO DI
M...
La macchina nel burrone brucia.
Finalmente i titoli. I burloni.
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" un cretino, ma ogni tanto ha un lampo."
"Di genio?"
"No, riceve un telegramma lampo in cui gli confermano che  un cretino."
Divoratrice di note. Scorrendo il microsolco con la microunghia del micromignolo sente direttamente la musica nel piloro, proprio sotto la maglietta rigata come un pentagramma.
Ipocrita: assisteva tutte le domeniche alle Sacre Finzioni.
Bisogna resistere alla tentazione di comprendere i giovani. Non vogliono essere capiti. Li umilia. Fingiamo di non capirli. L'unico modo per farsi sopportare da loro.
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Ministero: Est modulus in rebus.
Mio padre andava sempre a testa alta. Era onesto. Ma aveva anche certi colletti stretti alti cos.
Abbiamo un nuovo ordine religioso: i cappuccini Hag.
Il tirolese rauco si d una spennellata di tintura di yodel.
Balletti verdi: associazione a sdilinquere.
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REGOLA PER LA MEZZA ET
Non parlare
non vedere
non sentire
e cercare
di far finta
di capire.
NOZZE D'ARGENTO

Parlano con affetto
nella notte a letto
ogni tanto
una parola
si perde tra le lenzuola.
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Ho spaccato il cranio a una noce. Aveva un cervellino piccolo cos. Nudo. Senza un'idea, soltanto un vermettino.
La gente meno si vuole bene e pi si fa regali.
Viene in ufficio una madre un po' mesta con una bambinetta compostina e distratta. La madre desidera che faccia del cinema, comunque.
"Ha disposizione," chiedo "inclinazione?"
"Come no? Da piccola stava sempre tutto il giorno nuda davanti allo specchio."
Quanto  comico un missile che prova a partire e non ce la fa! Trema tutto, si sfarina, incespica, cade sconciamente, si sfalda, esplode in una serie di bestemmie furiose prendendosela con tutto quello che lo circonda e dopo due ore non resta di lui che una cicca da trenta miliardi che fumicchia, pfiiiiiiiii...
Jayne Mansfield: la zia di Brigitte Bardot.
Il nuovo garzone del bar entra per la prima volta nel mio studio con un caff. Si guarda in giro. Una lunga occhiata alle pareti ricoperte di libri fino al soffitto e poi mormora: "Quante pagine!"
Ho venduto mezza biblioteca.
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I medici dei matti sono matti, dice F.
"Mio padre, direttore del manicomio di U., non era matto" ribatte Z. "Per faceva dei lunghi discorsi coi matti, con una seriet che mi lasciava perplesso. Fino dall'et di otto anni ho vissuto nei cortili dei manicomi. Io e un mio amico andavamo a stuzzicare le matte, che ci fissavano con le dita agganciate alle inferriate. Quante ce ne dicevano! E noi peggio, fino a che le legavano ai letti. Il maestro di mio padre, il professor C., quello s che era matto. Una bestemmia ogni mezza parola. La mattina, quando percorreva le corsie, la sua visita ai malati, tanto ai matti non c' da fare niente, consisteva nello staccare tutti i crocefissi a capo di ogni letto e metterli dentro i comodini, coi pitali. Le monache, dietro, pregando, li rimettevano a posto. Quando chiedevo a mia madre perch il professor C. agisse cos, mi rispondeva: ' un socialista.' Per questo" conclude Z. "mi fa senso che adesso socialisti e democristiani vadano cos d'accordo."
Rimprovero di mamma passera. "E io che mi tolgo l'insetto di bocca per voi!"
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"Ah, io il giornale lo leggo a modo mio" dice il vecchietto. "La prima pagina la salto, il resto non m'interessa. Io leggo solo gli annunci funebri e gli spettacoli. Se  morto qualcuno che conosco vado al funerale, se non  morto nessuno vado al cinema."
IL RE DEI FRIGORIFERI
Con grande competenza
la fabbrica dirigo
e della concorrenza
me ne frigo.
Ed ecco Mina con quella faccia di bambola spaventata trovata in solaio.
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B. va tutte le sere alle aste. Non compra, non guarda nemmeno,  affascinato dal banditore: dal suo modo di parlare e di scherzare con i commessi che mostrano gli oggetti. "Questo  un tappeto che pu trascinare all'acquisto...  un tappeto che ha una sensibilit... tappeto di carovana, fatto da gente senza intelligenza, ma di molta fantasia nel costruire... fai vedere bene, fai vedere... oh, adesso mi fai un'uscita con i tre vasi cinesi... cos'hai? sei raffreddato? sono le correnti delle offerte basse... dopo trentasei anni di pedana..."
Oh, poter avere quella facilit di parola, quella disinvoltura con i propri dipendenti!
Il successo fa scandalo
lo scandalo fa successo

 

S, lo riconosco, mi ha salvato la vita, ma non a costo della sua, purtroppo.
"La pubblicit  necessaria" dice F. M., pontefice dell'advertising. "La gallina, quando ha fatto l'uovo, canta; l'anatra no. Nei negozi tutti chiedono uova di gallina, ma nessuno chiede uova di anatra. Chiaro?"
Un caso pietoso commuove, due anche, tre deprimono, dieci amareggiano, cento scocciano, mille rallegrano gli scampati.
Ristorante caratteristico.
"Le far assaggiare i maccheroni alla puttaniera."
"Interessante. Chi li porta in tavola?"
F. a forza di andare a sinistra ha fatto il giro e si  ritrovato a destra.
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 Oggi tutto non basta pi.
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Quando piove chiunque vale un ombrello.
Scrivo fino all'alba. Comincia la battitura dei tappeti. A ogni colpo, idee e parole mi escono dalle orecchie. Rimango con la testa vuota, rimbombante. Perdo il senso della gravit. Mi sorprendo a scorrere i titoli sulle coste dei libri nello scaffale lass in alto. La mia testa sfiora il soffitto. Mi impiglio nei fili di nailon che sostengono i pesci d'oro lass al posto del lampadario. Entra la serva. Non succede niente. Io lass, lei laggi, con il vassoio in mano. La tazzina piena di caff, vista a perpendicolo, sembra un buco nero.
Longanesi: il Toulouse-Lautrec della brutta Epoque.
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Milano. Vivo in una citt occupata da gente occupatissima. Camminano tutti svelti, guardano le donne solo dopo le nove di sera. Questa citt si sveglia ogni giorno un minuto prima. Sta gi vivendo il gennaio del 1965. Qui gli uomini di affari ti dicono le cose delicate in automobile, su quattro ruote che girano a cento all'ora, coi paracarri che passano veloci. I paracarri non hanno orecchi. In questa citt la gente viene a sapere che  primavera dai manifesti: " primavera, cambiate l'olio al motore."  l'unica citt in cui ho sentito tossire gli uccellini. In questa citt parlano latino: "Te laret semper."

 

ESTATE
Ai camerieri
delle pensioni al mare
poverini
date
sagome di bambini
a cui sparare.
Dubbio di osservante.
L'iniezione rompe il digiuno?
"Mi sembra di nascere"
dice Armando
sbucando con la testa
dal collo del maglione
che si sta infilando.
E lo dice ridendo.
"Orrendo"
grida Lucia
che ha troppa fantasia.

Il fascismo: l'Italia del periodo Paleopolitico. Il periodo in cui eravamo tutti fidenti, fidentissimi e c'era uno pi fidente di tutti. Il fascismo sembrava il sogno di un popolo povero che faceva tenerezza anche agli americani. Oh! La traversata atlantica! Vuoi vedere che l'ingenuit  la strada giusta? Vogliono l'imperetto, birichini. Al, diamogli lo scappellotto delle sanzioni. Poi arriv il compagno cattivo e tutto si guast irrimediabilmente.
"Non ho tempo di parlarti del pi e del meno. Ti parler solo del meno. Ho bisogno di soldi."
 

 

Oggi una automobile mi  venuta addosso. Mi sono salvato con un salto. Mentre ero ancora col piede in aria, m' arrivato l'urlo dell'automobilista inferocito: "Ma va' in macchina, cretino!"


 

La Ekberg. Un donnone. Passa in un soffio come una cadillac. Le mancano i fanalini rossi sulle natiche.
"Mi d una saponetta Cadum?"
"A chi? a lei? Vada via, schifosa! Cadum  il sapone delle donne belle. Non lo sa?"
Primavera. Mi sento torero se mi sfiora un taxi. Passano donne come bandiere di una bella e giovane nazione da cui sono stato esiliato ingiustamente. Vittorio le guarda e sospira: "Se avessi vent'anni di pi!"
"Di meno..."
"Di pi... Non ci penserei pi."
Le belle attrici del nostro cinema possono interpretare passabilmente parti drammatiche solo in certi giorni del mese. Sono quasi credibili. Gli altri giorni mai.

 

Oggi ho visto il poeta W. al lavoro. Scrive un bel sonetto classico, tecnicamente ineccepibile, chiaro, scolastico. Poi sfila un verso qua, un verso l; cancella a spizzico sette otto parole e si ritrova l bella e pronta una poesia che ha, come dice Moravia, "quel tanto di inespresso che  proprio della espressione poetica". Hai capito?
 

 

 

OSSERVANTE
Venerd
non va al cinema
se
c'
un film
di Carn.
...
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...
Cocktail letterario.
"Il fatto  che io non annetto alcuna importanza alla forma, tu annetti?... Lei, lei... annette?"
"No, io Giuliette... Annette  quella l."
Dodecafonico: improvvisa al pianoforte con l'estro e la fantasia di un grande accordatore.
...
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...
La signora Colgate va a cambiarsi d'alito e torna subito.
...
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...
NOTTE SANTA
L'Italia tutta
da Catania a Bormio
addormentata
con il cleroformio.
Ieri Natale
era nei cuori
oggi  tutto
fuori.
Tempi stretti. Non c' pi tempo per scrivere gli auguri, n per rispondere. Andremo in giro con due timbri: uno di "auguri", e uno di "grazie, altrettanto". Incontrandoci, ci timbreremo. Poi ognuno a casa controlla. Se ha dimenticato qualcuno, al prossimo incontro lo timbrer.

 

 

 

Le tre di notte. La sveglia suona. Gemendo e bofonchiando, si siede sul letto, ferma la sveglia. Sbadiglia. Muore di sonno. A occhi chiusi, afferra un termos gi preparato sul comodino e beve, a canna, mezzo litro di caff. Brontola, forse bestemmia. Va alla finestra, l'apre, respira, scatarra. Si lava la faccia. Finalmente  sveglio. Sono le tre e dieci. Si avvicina al telefono, compone un numero. "Pronto... cara, sei tu? Scusami se ti ho svegliata... ma non potevo dormire... dovevo sentire la tua voce."
Burocrazia: bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli.

 

Mi piacciono le cravatte a forti tinte. Oggi batto cravatta panamense.
"Lei  di destra o di sinistra?"
"Sono troppo vecchio per essere di sinistra e troppo giovane per essere di destra."
"Allora?"
"Centro-frivolo."
Ha superato i pregiudizi sessuali di origine tribale:  un cornuto contento.
L'utilitaria si ferm all'angolo. Partor un passeggero e ripart.

 

 

"Avete una cattiva stampa, cavaliere."
"S, per la verit la carta stampata mi ha trattato sempre male, ma in compenso la carta moneta..."

 

Il ragioniere e il cervello elettronico. "Belle, le macchine, s, s. Belle, buone, brave... un po' ingombranti, se vogliamo, ma utili... certo. Testarde, per, senza un minimo di comprensione per chi non le conosce a fondo. S, dico: sbagli un bottone, e va be'; ho sbagliato; cosa ti costa funzionare lo stesso? Di! No, si offende. Fa la resistenza passiva. Dice, lei esegue acriticamente gli ordini programmati.  un organismo perfetto, non puoi pretendere che faccia degli errori per rimediare al tuo errore. Ah s?... E allora com' che quando la prendi a calci, a un certo momento va? Le pedate sono pi precise del tasto giusto? Ma fatemi il piacere! Oramai le macchine si danno delle arie; col fatto che sanno calcolare, sanno qui, sanno l, hanno messo superbia e non collaborano. Un bel giorno ci sputeranno in faccia. Ve lo dico io, ve lo dico."
Scapolaggini. B. mi manda una sua foto che lo ritrae vicino al tabellone stradale di un paesino che si chiama SESSO.
Sotto, due righe: "E tu la domenica dove la passi?"

 

 

 

Una mano lava l'altra e tutt'e due rubano.

 

 

 

Il ponte  malato e il fiume, in piena, sta l l per portarselo via. Ma resiste, raccogliendo le ultime forze sotto i grandi archi. Passa tanta gente e non vuole coinvolgere nessuno nel suo crollo. A notte alta, tutto solo, ceder alla stanchezza e riposer in fondo all'acqua per anni e anni. Passa il tram con gli operai, i bambini tornano da scuola, qualche carro. Ecco, ora non c' nessuno, questo  il momento. Macch! Un uomo solo sta attraversando il ponte. A met si ferma e guarda il fiume gonfio.
L'acqua l'attira e lo respinge. Il ponte soffre. Si sbriciola un po' qua e l, ma tiene duro. Ore di lotta silenziosa. All'alba, con la luce, torna la speranza. L'uomo si decide ad andarsene. Appena sulla riva, il ponte crolla e va in pensione prima che passi l'autobus delle sei.
Questa storia sarebbe molto commovente, se l'uomo non fosse l'ingegnere che ha costruito il ponte.
Ma si pu sapere chi era l'uomo?
Chi tardi arriva male posteggia.

 

CANTO DEGLI ALBINI SCOZZESI

Mi sun

albin

me pias

el gin.

Il figlio di M. non vede quasi mai il suo pap, sempre fuori a lavorare.  un bel bambino di un anno e mezzo. Le rare volte in cui gli capita di veder passare il padre davanti a lui, lo chiama mamma.
Le calze da uomo muoiono per consunzione, quelle da donna per un incidente.

 

Un po' di pane e un po' di salame dentro, nella vetrinetta di un bar. Per un romano  una pagnottella, per un milanese  un "snguis". Per un dongiovanni  un panino gravido. Per un giovanotto  un toast e per una ragazza  una tartina. Per un borghese sposato  un panino imbottito. Per un purista  un tramezzino, per un nostalgico  un tra i due, per il padrone del bar  un club sandwich. Ma sempre pane e salame .
Che po' po' di soggetto si  perso Pirandello!
 

 

Quella signora grassa

mangia sei volte al giorno

per mantenere la linea.

La linea cotica.


 

 

 

Tenui rimorsi sopiti con una mancia, con un pacco dono, una carezza a un moccioso, un invito a cena, una novena.
 

La moglie sveglia il marito che russa. "Sei monofono!"
Il commendatore, con il suo capino di condor allegro graziosamente inclinato verso la spalla, trattiene all'orecchio il ricevitore del telefono con l'aiuto di un sostegno di gomma e, con le mani libere, mentre parla con Parigi, pu, grazie ad un pantografo che aziona venticinque stilografiche, firmare contemporaneamente venticinque assegni a vuoto.
Povera letteratura, per tirare avanti ha dovuto impegnare tutti i suoi scrittori. Sono tutti impegnati.
"Ma non dica patronesserie, signora mia!"

 

 

 

SCALA DISCENDENTE
Alfabeti
semianalfabeti
analfabeti
yeti.
A che servono
le corna dei tori?
A fare i calzanti lunghi
per i panciuti
signori.
PER FARLA FINITA
A pittore astratto
critico concreto.

 

 

 

Dorme sul marciapiede, avvolto nelle sue preoccupazioni.
Non sono capace di risolvere i problemi in quattro e quattr'otto; mi serve sempre, per lo meno, l'otto e otto sedici, e invece oggi bisogna far tutto in due e due quattro.
Dal lolitismo al lilliputismo, il passettino  corto.
Il latino, cacciato dalle scuole, si  rifugiato in America al servizio della pubblicit. "Coca Cola necesse est." Come tutte le cose americane, ritorner da noi tra qualche anno. Prepariamoci ad ascoltare anche noi slogans latini. Per una casa di profumi "Venite odoremus", per una ditta di liquori "Cogito ergo rhum".
Missino: un tipo per bene, un tipo perbenito.

 

 

 

"Vedi l quella valle interminata che lungo la toscana onda si spiega quasi tappeto di smeraldi adorno?"
"No."
"Come non detto."

 

 

 

 

L'idea della cintura di sicurezza sulle automobili la trovo eccellente, ma  pi urgente quella della cintura di castit per le ragazze che salgono su quelle auto.
 

Regina della casa
appendi
la corona al chiodo
e fammi un brodo.
Meglio patriottardi che mai.


 

L'unica consolazione della vecchiaia  che hai tante cose da raccontare.
Se trovi chi te le ascolta.
L., ex guardia, sorveglia i movimenti della moglie e prende appunti.
"Ore 18,30: mia moglie esce dal lavoro, raggiunge l'angolo di via Farini, incontra un uomo con la 1100 nera."
Una volta avrebbe scritto "con il cappello duro" o "con il paletot marrone".
"Ore 21,30: mia moglie rientra a casa. Dal complesso dei suoi atteggiamenti  palese che sia stata a delinquere."
 cos ben detto, che sarebbe un peccato se non l'avesse fatto.
Non  un tipo aperto, non  nemmeno un tipo chiuso;  un tipo socchiuso.
Attenti agli spifferi.

 

La sua figura di poeta naneggia in tutta la sua pochezza nel panorama della poesia contemporanea.
Si nutre
di carta stampata
produce
qualche idea
risaputa.
Scherzo. Le ha messo lamette da barba nude, di taglio, nelle varie tasche della borsetta: qua e l, fra il rosario, le chiavi, i soldi, i santini, il rossetto, la tessera. Ci sar da ridere.
L'uomo spaziale torn da Venere con una malattia del luogo.

 

"Cosa pu accadere domani?" mi domanda Metz. Non lo so. La pace  scoppiata da poco. Chi lo sa cosa pu accadere domani. Non lo sa nemmeno lui, ma dal modo come mi ha posto la domanda capisco che ha voglia di parlare, di rispondersi. Ha in testa un "pezzo" e me lo deve servire. Perci mi presto a fargli da spalla.
"Non lo so; tu lo sai?"
"S.
"La Russia dichiara guerra all'America.
"Oppure l'America dichiara guerra alla Russia.
"In ogni modo, l'Italia deve dichiarare guerra alla Russia.
"La Russia dichiara guerra all'Italia.
"I giornali politici italiani pubblicano un disegno in cui la Russia  raffigurata come una piovra gigantesca che protende i suoi tentacoli sull'Europa e l'Italia come una signora con una torre in testa, che recide uno di questi tentacoli col suo spadone, mentre sul fondo un soldato americano, uno inglese, uno francese, gridano: 'Forza, che arriviamo noi.'
"Non arrivano.
"Gli italiani dicono: 'Aspetta, aspetta, che adesso succede il fatto della bomba atomica.'
"Il fatto della bomba atomica non succede.
"La guerra per noi  finita.
"I russi arrivano a Roma, festosamente accolti dalla popolazione, che acclama i liberatori.
"I giornali politici italiani pubblicano un disegno in cui l'America  raffigurata come una piovra gigantesca che protende i suoi tentacoli sull'Europa... e l'Italia come una signora con una torre in testa, che recide uno di questi tentacoli col suo spadone, mentre, sul fondo, un soldato russo, uno rumeno e uno jugoslavo, gridano: 'Forza, che ci siamo noi.'
"Purtroppo ci sono.
"L'Italia dichiara guerra all'America.
"L'America dichiara guerra all'Italia.
"Gli italiani dicono: 'Poco male. Il fatto della bomba atomica non succede.'
"Il fatto della bomba atomica succede.
"Le citt italiane vengono rase al suolo.
"Gli italiani dicono: 'Meno male, adesso almeno i russi se ne vanno.'
"I russi non se ne vanno.
"Essi decidono di resistere fino all'ultimo uomo italiano.
"Gli americani sbarcano.
"Trovano un mattone per terra, riconoscono Roma, ed entrano in citt festosamente accolti dalla popolazione, che li acclama come liberatori.
"I russi si ritirano: trovano un mattone per terra, riconoscono Milano, si mettono il mattone in tasca e se lo portano in Russia per ricordo.
"Gli italiani dicono: 'Oh, meno male, per noi la guerra  finita. Adesso comincia per loro.'
"Americani e russi fanno la pace.
"Durante le trattative di pace risulta che la colpa del conflitto  tutta dell'Italia.
"L'Italia viene dichiarata 'coonemica'.
"I giornali politici italiani pubblicano un disegno in cui l'Italia viene raffigurata come una gigantesca piovra che protende i suoi tentacoli sulla Russia e sull'America.
"Americani e russi decidono, di comune accordo, che l'Italia, in qualit di coonemica, pagher all'America dieci miliardi di dollari-oro per aver collaborato con i russi, e dieci miliardi di rubli-oro alla Russia per aver collaborato con gli americani.
"Gli italiani dicono: 'Poco male, tanto l'oro non ce l'abbiamo...'
"Viene scoperto a Cortemaggiore il pi grande giacimento di oro del mondo.
"Il giacimento viene messo sotto sequestro dai vincitori.
"Gli italiani dicono: 'Poco male... basta che ce sta 'o sole.'
"Piove."
Vittorio ha finito. Accende una sigaretta. E se accadesse veramente quello che ha detto lui?
Leggendo questi appunti nel 1963, non  da escludere.

 

  


 

Cinquantenni in slip. Come palpebre pesanti, i seni danno al torace nudo un aspetto pensoso, mentre la boccuccia dell'ombelico, nel bel mezzo del ventre gonfiotto, aggiunge una certa espressione di perplessit.
Il viso non conta pi. La vera faccia  l. Comincia dal collo e finisce all'inizio delle gambe. Sembrano tutti maschere del carnevale di Viareggio. Quelle maschere tutta testa e tutte gambe. Quanto poi alla testa vera, assume l'aspetto d'una escrescenza occasionale.
Dove sono andati
tutti quei bei peccati
un poco complicati
da confessar?

 

 

 

"Il neonato  senza sesso."
"Oh, santo cielo!"
"No.  una regola della grammatica inglese."
Era l'epoca in cui i cessi singhiozzavano a lungo, dopo.
Gli anni sono dei vigliacchi. Uno alla volta riesci a combatterli. Quando vedono che  difficile piegarti, si mettono d'accordo in cinque o sei e, approfittando di un dispiacere o di una malattia, ti saltano addosso tutti insieme. Da un giorno all'altro ti trovi invecchiato di dieci anni.
Maltempo sulla Costa Azzurra.
Cannes - Nizza - Ventimaglie.

 

 

 

Quando accarezzo il morbido muso di un somaro, soffice e caldo come un fungo vivo, mi rattristo pensando che i contadini lo mordono per farsi obbedire e che i bambini si divertono al disperato raglio che segue. Nobile cuore. Ma la notizia che nell'esercito francese  in dotazione una pompa per gonfiare i cavalli prima dei guadi, mi fa ridere.
Quanti anni che non sento questa frase: "Prima di attraversare la strada sta' attento che non passi una macchina."
Mangiare  un diritto, digerire  un dovere.
I registi da piccoli guardano attraverso i buchi delle serrature.
Se Gerolamo Savonarola avesse avuto un microfono non sarebbe finito sul rogo.

 

 

 

Suicidio. Appena il veleno la intont telefon a lui per dirgli che si era avvelenata. Ma il numero era sempre occupato e cos mor con quel tu... tu... tu... nell'orecchio. Meglio che niente. Lui le aveva dato sempre del lei.
L. mi racconta il suo caso.
"Amo la pittura 'vera', vivo nelle pinacoteche di stato, faccio copie di Raffaello. Odio i quadri informali. Cos un giorno entro in una galleria d'arte moderna e sfregio una tela. Con quel taglio il suo valore  salito di un milione."
Si abbracciano, si stringono, mugolano, le loro labbra si sfiorano; lui chiede, lei cede e gli d un bacio Perugina, glielo caccia in gola con forza.
"Mi soffochi" gorgoglia lui con le labbra marrone.
L'amore!

 

 

 

Offriamo in omaggio l'agonia di un fiore non potendo offrire quella di uno schiavo.
Sammy Davis: un grillo con la lingua rossa.
Certe volte mi d fastidio come mi guardano i giovani. Come uno che non c'. Sai come i tedeschi guardavano i civili? "Attraverso." Ma nasceranno bene quelli che li guarderanno cos, e saranno loro stessi a metterli al mondo. Le risate! Basta aspettare. Dice De Feo: "Se uno ha fretta be'! Ma se uno non ha fretta... allora..."
 una gran bella donna. Peccato sia un tipo un po' chiuso, specie nel naso. Ha la bellezza un po' ipofitica degli angeli.

 

QUASIMODO

Pi che crear,

tradurre

oramai predilige

ma

NOBEL ESSE

OBLIGE.

Federico mi chiama a Roma per un provino. Mai recitato. Mi piace l'idea. Vuole un uomo di mezza et, un po' acciaccato, ma che finga una grande vitalit. Mi invecchia, mi spettina, mi butta su un divano che dovrebbe essere il letto di una stanza d'albergo. Dice: "La ragazza con la quale sei scappato piantando tua moglie,  di l nel bagno, nuda, con la porta aperta. Tu stai ricevendo la visita di un tuo amico, che poi  Marcello, il protagonista del film alla ricerca negli altri di quella sicurezza e di quella chiarezza di idee che lui sente di non avere pi." "Ma..." "Aspetta. Tu prendi una pillola, non stai bene, hai fatto tardi al night, anche le tenerezze della maschietta ti hanno provato, ma ostenti buon umore e soddisfazione per il nuovo indirizzo che hai dato alla tua vita. Bisogna farlo, a un certo momento. E poi, lei, quella nuda nel bagno,  cara...  brava." "Cominciamo." "Un momento. Mentre parli, ogni tanto l'occhio ti scappa sulla faccia di Marcello, che ti guarda, conta le tue rughe, intuisce la tua paura per quella situazione provvisoria e il tuo disagio a una vita nuova cominciata troppo tardi. Allora: io sono Marcello. Entro e ti dico: 'Come va?' Via!"
Cos, senza copione, attacchiamo. Parliamo, recitiamo, improvvisiamo, inventiamo. Le macchine da presa ronzano, la troupe tace dietro i riflettori. Poi non ho pi parole. Vorrei alzarmi, fare altre cose, non so, una scena di gelosia a quella ragazza nuda nel bagno, una lite con Marcello-Federico per una vecchia questione tornata a galla nel discorso. Sono lanciato, ma non c' pi pellicola. Federico si  divertito abbastanza. Torno a Milano e non se ne parla pi.

 

 

 

"Vede, il grafico dei miei affari assomiglia al Duomo. Fra guglie e gugliette, fu nel '61 che raggiungemmo la massima vendita. Poi il mercato ha ceduto. Bisogna provvedere prima che il grafico diventi un Duomo rovesciato. Sarebbe una mancanza di rispetto."
Al posto del sesso, l'inventore della robotta ha messo una calamita.
L'aereo perdeva quota, ma lei doveva sorridere. Hostess al primo volo, conosceva il suo dovere. Oltre l'obl si vedeva un motore in fiamme. Cerc di tranquillizzare i viaggiatori pallidi offrendo cocktails, che nessuno bevve. "Si balla un po'" mormor al viaggiatore clandestino, scoperto nel bagagliaio dov'era andata per piangere. Lui la cinse alla vita. "Permetti l'ultimo ballo?" Prima che la baciasse, precipitarono. Prima di morire si svegli. Ora fa la schwester.
De Sade: dalle mie donne esigo un'obbedienza pronta, cieca e dissoluta.

 

 

 

Saint Tropez, santo mondano, promette ai suoi fedeli l'Eden Rock, e chiude un occhio come per dire: "Vi perdono tutti, purch facciate concorrenza a San Remo, a San Sebastiano, a Saint Vincent e a tutti i santi degli altri casin."
Vengo male in fotografia, ma la mia faccia pi brutta me la rimanda lo specchio di un buffet, in una villetta alla periferia, durante la Liberazione, mentre sorrido a Marozin, giustificandomi di certe accuse infondate.
Ci sono, in quella saletta da pranzo, centinaia di valigie in disordine, come per un inventario interrotto, e il dito mignolo di un tedesco fuggito da una finestra con l'aiuto di un cordino troppo sottile, e pezzi di cioccolata smangiucchiati.
Coinvolto in una rivoluzione? Un fatto nuovo per me, come la guerra. Ma l non avevo previsto l'esistenza dell'artiglieria e qui quella delle lettere anonime.
Sofisticazioni. Chiuso per restauro della fedina penale.

 

 

 

M Carlo Dickens

OLIVIERO


Twist

IL TRIONFO DEL FESTIVAL



 

 

 

Si gratta la fronte, assesta il nodo della cravatta, tira il fazzoletto un po' fuori dal taschino, si toglie un capello dalla spalla destra, si mangia un'unghia e contemporaneamente si  fatto il segno della croce.
Napoleone in panno verde, spalline d'oro, colletto rosso era vestito come un biliardo.
"A proposito, le piace il biliardo?"
"No, per il carattere mio c' troppo Euclide."
Era una gallina selvaggia. Vagava per i campi, dormiva sugli alberi, mangiava le sue uova e invece di "coccod" gridava "libert".
 chiaro che non ha figli. Giudica i giovani per quello che sono: tutti figli degli altri.

 

I quattro verbi cardinali:
vivere
campare
scampare
sopravvivere.
L'attore M. in chiesa. Sospetto di cerone sul viso troppo liscio. Prega a fior di labbra. "Signore, tutte le sere, e la domenica due volte, nella parte di Sisto V dico in scena battute irrispettose, quasi blasfeme, e tutta questa folla che accorre a quella stupida commedia non protesta, anzi ci ride sopra e poi viene a messa. Io sono un attore, tu lo sai, dico quello che mi dicono di dire, anche se non approvo. Per me  lavoro, ma per questi  divertimento. Puniscili e perdonami. Grazie." Alla fine esce, e compera il giornale per leggere l'articolo sulla sua superba interpretazione.

 

BRECHTIANA
Hai indossato
da poco
il tuo sorriso
Freddy...
Me ne sono
accorta
baciandoti
Freddy...
Hai le labbra
calde
e i denti freddi
Freddy...
FAVOLA A CORNETO TARQUINIA
I due etruschi
si sposarono
e vissero
fenici e contenti.
Ex libris di uno.
"Mi arrotolo
fumando..."

 

Il selvaggio nemmeno lui lo sa come sta bene. Intanto balla, canta e suona tutte le volte che gli va; vive sempre in mezzo alle donne nude, se ha un nemico non sta l a fargli causa, avvocati, robe e storie.
Gli taglia la testa, gli mangia il cuore e lo trova pure buono. Se si ammala, muore subito senza rovinarsi in medici e medicine. Non sa mai chi , quanti anni ha, n come si chiama: esiste senza esistere. Quello che ha gli piace. Noi, quello che abbiamo, ci deve piacere.
"Vuole un quadro moderno?"
"No. Abito in una casa moderna: non ho pareti."
Il cellophane cadaverizza il pane, il frigidaire rincretinisce i cibi, l'aria condizionata frolla gli uomini.
W. non poteva aspettare. S' fatto l'elicottero. Adesso arriva prima e aspetta gli altri.

 

Tutti i giorni al mercato incontro l'attendente del colonnello con la sporta della spesa.
"Ti piace?" gli chiedo.
"Ero nei lanciafiamme, ora sono negli aspirapolvere. Siamo l."
Il crollo dei miti  cominciato per me in Africa nel '41, quando ho visto due magnifici indiani fatti prigionieri da me, belli, veri, con il turbante in testa, l'occhio di Sandokan, la barbetta di Yanez, mangiare con naturalezza una gavetta di pasta e fagioli. Dopo poteva succedere tutto. Ed  successo.
NEOLETTERATURA
Chi gerga
trova.

 

 

 

 

 

 uno scrittore in stato interessante. Aspetta un romanzo.

 

Lunghe ore di coprifuoco a Roma. S'incomincia con l'inventar nomignoli e soprannomi per pura evasione mentale. Steno, in vena, sforna:

Miriam di San Servolo: Eleonora Duce.

Anna Proclemer: Il pallore gonfiato.

Sandro De Feo: Pancia competente.

Giacomo De Benedetti: L'acido proustico.

Poi si fa un po' di "teatro caldo". Si improvvisa. Barbe baffi e nasi portati da Milano ci entusiasmano. Ecco Ciarletta, il filosofo, nella parte di Zacconi, il vecchio grande attore a cui ricorre un'attricetta (la moglie del padrone della casa che ci ospita) per chiedergli consigli sulla carriera che sta per intraprendere.

"Oh! cara, cara, cara," bofonchia zacconianamente Ciarletta "questa tua visita mi ringiovanisce e sai perch? Mi ricorda quand'io ragazzo, appena uscito dall'Accademia, mi recai come te da un grande attore, il pi grande di quei tempi, e gli chiesi consiglio. Proprio come te. Il vegliardo si commosse e mormor: 'Caro, caro, caro. Sai chi mi ricordi? Me giovane, quando mi recai da un grandissimo attore oramai vetusto e inginocchiatomi davanti a lui gli chiesi consiglio. Quanto era vecchio, cadente, eppure nel vedermi si rianim e mi disse: - Caro, caro, caro, questo tuo atto d'umilt mi fa tornare alla mente un gesto consimile da me compiuto quando giovane, prima d'entrare in compagnia, mi recai da un vecchio attore, il pi grande di quei tempi, che vedendomi mi disse caro, caro, caro...'"

Ciarletta continua cos sempre pi bravo, sempre pi assurdo fino all'alba cadenzata dai passi delle pattuglie tedesche.


 

 

 

Ha studiato all'Accademia, ma quando parla spruzza.  un attore spray.
Non vuol capire.
"D'accordo, d'accordo, soffitti pi bassi..."
"Nooooo! Affitti pi bassi!"
"Beate voi donne" squittisce O. "Che variet di vestiti: princesses, due pezzi, completini. Noi uomini sempre in tailleur, sempre in tailleur, che barba."
Questa  l'epoca delle materie di nuovo tipo. L'epoca della plastica. Memoria di plastica, classe di plastica, raccomandato di plastica. Sembra pesante  leggera, sembra cedevole  resistentissima. Insomma  l'epoca di tutto ci che sembra ma non . Similpelle, vinilpelle, Coccinelle.

 

 

 

Il cane dormiva sotto un albero, buttato l come la giacca di un impiccato.
In quanti mi hanno portato dal paradiso terrestre a oggi. Io nel duemila non porter nessuno. Ma i figli che non mi vollero padre se ne pentiranno, perch con nessun altro, dico con nessun altro, se la passeranno bene come con me. Stupidi!
Domenica. Le cambiali in sosta, l'accertatore delle tasse alla partita. I creditori, fuori, nelle loro ville. Le amanti presso i mariti. Sfratti e sequestri, come tutto il resto, al luned. Benedetto giorno del Signore.
O domenica di sei mesi

come la notte

degli esquimesi!


 

Era lo squallore fatto mondana.

 

MUUUUH!
Mucca svizzera
e mucca d'Olanda
una bionda
col campanello
l'altra a pillacchere
sul bel mantello
che par di breitschwanz
foderato di bianco
vanno a fianco
con passo stanco
per il fagotto
che hanno l sotto.
Una zampogna
con tante dita
che suona latte.
Fluide dense grasse
melodie
le cui note sono bianche
e il pentagramma
a righe di burro.
Muuuuh!
che vita.
Mangiare
ruminare
digerire
farsi mungere
e partorire.
Ridotto al minimo
l'attimo bello
di un ambiente
tipo macello.
Poi, nella stalla
fatto il vitello
dove lo mettono?
Muuuuh!
Non si sa.
Questo ripetono,
andando e stando
e ruminando
introducendo
ed espellendo
mucca svizzera
e mucca d'Olanda
una bionda
col campanello
l'altra a pillacchere
sul bel mantello
che par di breitschwanz
foderato di bianco.b

 

Passa un autocarro funebre a velocit sostenuta inseguito dall'autobus dei dolenti. Vittorio si appiattisce contro il muro e non saluta. Poi si giustifica: "Il morto motorizzato non lo saluto. Non merita il mio rispetto. Pu ancora uccidere."
Al ristorante un inglese nel tavolo vicino parla come un lavandino in cui abbiano versato il siero della verit.
"London broadcasting corporation."
Prosit. Ha digerito.
NIGHT
Buone ragazze
di cattiva famiglia
con cattivi ragazzi
di buona famiglia.

 

 

 

Appena nato lesse il numero della stanza della clinica. Trentatr.
Sembr a tutti un "u... u..." e tutto and liscio.
Ma appena rimase solo con la madre le chiese del padre e perch non fosse l. Con naturale tristezza lei gli rispose che era stata abbandonata e lo preg di non parlare pi in presenza degli altri. Un piccolo bacio suggell l'accordo.
"Fammi una raccomandazione per quello l."
"Subito. Ti raccomando di non andarci. Ti frega."

 

 

 

Rumori che ci perdiamo in citt. Il tac di una pera che cade, il porcogiuda del contadino colpito dalla pera.
Piange di fronte, sorride di profilo:  una donna che si conosce bene.
"Figli?"
"No.  il mio unico cruccio. E lei?"
"S.  il mio unico cruccio."
Ministraggini. "Dopo lunghi studi condotti da incompetenti posso affermare, senza tema di essere sentito, che..." (continua)
Concilio: una nevicata di vescovi.

 

 

 

All'epoca delle freddure.
"Per Bach!" disse Beethoven. "Cos' che fa Grieg Grieg? Ah!  il rubinetto che fa Gluck Gluck. Ah! questo albergo non va. I camerieri hanno il vizio Debussy la mattina presto e poi il letto... Ciaikowski; s, ce ne sono a Bizet! E poi costa un prezzo Stradivarius! Ma Mozart sai che faccio? piglio il mio Leoncavallo e me ne ritorno al mio Paisiello. Almeno Liszt, Respighi! Ah!"
Lo sforzo sisifeo per tirarti fuori da quella situazione laocoontica prima che si trasformasse in un disastro hiroshimatico, in cui avevi cessato di dibatterti per cadere in una sorta di immobilismo nirvanatico, meritava un premio nababbico, una cifra giuffreica, ma invece di dar luogo a un tripudio allelujatico, caus la tua fuga a velocit ridolinica.
Anche questo  uno stile.
Madrigale. "La sua gamba nuda, signora, si distingue facilmente da uno zampone di Modena per il piedino: ha cinque dita."

 

 

 

Sono un contrabbandiere. Tra sigarette, cioccolato e pietrine, in fondo alla gerla ogni tanto ho delle idee. Poche. Sono le meno richieste. A me.
Amleto parlava a un teschio e c'era chi temeva che fosse matto perch parlava con una cosa. Oggi parliamo tutto il giorno con le cose: telefoni, microfoni, registratori, citofoni e nessuno sospetta di noi. Siamo tutti matti?
Antonioni al bar.
"Cameriere... un inespresso!... Lungo..."

 

 

 

Ancora oggi Za ricorda certi miei "raccontini del signore obeso". "Quelli" dice "erano belli. C'era qualcosa."
Ne rileggo uno, trovato in fondo a un cassetto, per vedere se quel qualcosa c' ancora.
"Il signore obeso d un nome agli oggetti e ai mobili che lo circondano per sentirsi meno solo. Elvira  la poltrona, Ada la tazzina del caff, Rodolfo il telefono, Pomponia la pianta grassa eccetera. Le cose con un nome gli sembrano vive. Purtroppo quando si rompono ci soffre un po'. Tiene un diario che risulta sibillino a chi non conosca questa sua mania: 'Gioved: oggi mi  cascata di mano Ada e si  rotta. Ho preso Genoveffa e ho spazzato via i cocci. Mi sono buttato sulla mia vecchia Elvira, ho acceso la mia cara Filippa e ho fumato un po'. Poi ci ho ripensato: mi sono messo Amedeo in testa e sono uscito. Pioveva. Ho aperto Pasquale per non bagnarmi il Gaetano nuovo comperato ieri.'
"Ha un cane. Lo chiama Sgabello."

 

 

 

La gente "bene"
sui giornali viene
solo per ragioni
di tre sorte:
nascita
matrimonio
morte.

 

 

 

Sarebbe piaciuta a Marinetti. Se avete caldo coniugate il verbo fruire. Io fruisco, tu fruivi, lui fruir, noi fruiremmo, voi fruiste, essi fruirebbero. Frrrr. Che sollievo.
" uno scrittore che ha detto una parola nuova."
"Una sola? Poco."
Il generale P., eroe d'Africa, a 75 anni va volontario alla guerra del '15-'18. Ferito in trincea rifiuta il ricovero all'ospedale, si fa adagiare in terra con la faccia al nemico e muore l, in prima linea, felice di aver compiuto il suo dovere di soldato e di aver portato nella tomba il suo segreto di uomo. Ha il cinto erniario. Un eroe umano, commovente, completo.

 

 

 

Parole, come gocce di sangue simpatico, scompaiono asciugandosi e tornano al calore di un sentimento in fiamme.
Collaborazione. Io l'insulto. Tu lo tieni, lui gli mena, noi aiutiamo e voi guardate se essi arrivano.
"La religione  l'oppio dei popoli", la dittatura  la simpamina. I guai vengono dopo.
BALERA
Ragazze buone
ragazze belle
con l'odore
di minestrone
sotto le ascelle.

 

Ho la febbre.  come una sbronza. Nella testa lo stesso bisbiglio e lo stesso fugace passaggio di immagini e immagini gratuite. Se stringo il pugno nella mano gonfia, ogni dito  un wurstel... Ho la febbre,  come in guerra. Arrotolato nella buca a sudare, sotto i bellissimi fuochi artificiali che nessuno apprezza, mentre farfalle di metallo tiepido si incastrano zirlando nella lana della coperta... Ho la febbre,  come la febbre...
Mangia bene solo quando c' il terremoto e arrivano i viveri della C.R.I. In media, una volta ogni dieci anni.

 

Non lava, non frulla, non lucida, non stira, non aspira, non refrigera, non riscalda, non depura, non umidifica, e pure  l'elettrodomestico pi diffuso. I palazzi hanno i capelli dritti. Sono le antenne del pi inutile degli elettrodomestici: il televisore.
 
Dopo l'amore guarda il soffitto.
"A che pensi?"
"Di quante targhe automobilistiche pu essere composto il nome NA BU CO DO NO SOR?"
Organizzate
il gioco termico
amici
caldo-freddo
freddo-caldo.
 l'unico modo
economico per essere felici.

 

"Divertirsi a lavorare! L'ultima abiezione" dice E. "Io quando lavoro mi annoio anche se  divertente.  la parola lavoro che mi uggia. Sono capace di divertirmi con un hobby noioso, purch sia un hobby."
Vacanze sul lago. Un po' prima che il commendatore lanci la lenza, il cameriere serve l'aperitivo ai pesci.
R., commediografo all'antica, declama una battuta della sua prossima commedia che sar ancora pi vecchia delle altre: "La vita della donna  come la storia di Francia: a vent'anni la rivoluzione, a quaranta l'impero e a cinquanta comincia la restaurazione."
Tutto il mondo  palese.

 

MEDIOEVO
Fra pestilenze
prepotenze
crociate
e santa Inquisizione
si era vivi
per combinazione.
Arrivano i primi acciacchi. La vecchiaia si attacca qua e l. Be'! Meglio tardi che sempre.
LEI
Liscia
mai ruvida
nemmeno nei gomiti
nemmeno ai ginocchi
asciutta.
Umida
solo negli occhi.

 

Come fanno a firmare tutti gli assegni con la stessa identica firma, in ogni momento della loro vita? E quando hanno i nervi? E quando va male in Borsa? E quando hanno scoperto di essere cornuti? L'assegno all'amante, al ricattatore, al beccamorto... sempre con la stessa firma, eguale, perfetta. Come fanno?
Nello scompartimento
del vagone letto
che corre nella notte
a cento all'ora
un bicchiere di vetro
si innamora
della bottiglia d'acqua minerale.
Approfittando dei sobbalzi del convoglio, slitta con piccoli movimenti fino a lei. Al primo contatto i vetri tintinnano. Mi sveglio, allontano il bicchiere.
Dopo un po' si toccano ancora. Amore e tosse non si nascondono. Il loro dialogo  insopportabile, sempre pi stretto e acuto. Getto la bottiglia dal finestrino e poi anche il bicchiere, per non farlo morire di malinconia.
Comperate, comperate: ma state attenti: la sedia elettrica non  un elettrodomestico.

 

 

 

 

Galateo, perch sei morto?


 

Meeting. Anzi, seminario, come si dice oggi. Si tratta di un nuovo dentifricio che, non avendo alcuna particolare qualit, bisogna lanciare come un dentifricio di gran classe, per un pubblico di gran classe. Prezzo alto, confezione di lusso, nessun concorso. Un manifesto con lui in frac, lei in abito da sera. Dalla finestra si vede una caccia alla volpe; in primo piano un candeliere d'argento, da qualche parte una banda di velluto rosso. Parto per primo e propongo un "Dental Cream pour l'lite". Niente parole straniere. Pubblico di gran classe ma elementare. Ripiego su "il dentifricio che pi piace a chi pi esige" dopo esser passato attraverso "il dentifricio che esige clienti esigenti". Troppe esigenze. Si intende che C. propone: "il dentifricio che vi distingue". Ma  uno slogan che propone sempre ("la lavatrice che vi distingue", "la lametta che vi distingue") per tutti i prodotti senza distinzione. Per stimolare le nostre capacit inventive ce lo fanno assaggiare. Strizzano bianchi vermetti sui piattini e noi, con il dito, ne passiamo una puntina sulla lingua. Sa di dentifricio. Ma di dentifricio quando manca all'improvviso l'acqua, lo spazzolino s'aggruma, e la schiuma s'incrosta sulle labbra che diventano quelle di un clown. Penso ai paracadutisti USA allenati a mangiare di tutto in attesa che arrivino i nostri. Arrivano invece gli altri dentifrici della concorrenza. Dobbiamo assaggiarli tutti. Dopo tre ore, con la bocca che sa di otturazione provvisoria, la lingua di velluto e il fiato farmaceutico, diciamo tutti, parlando un po' a fatica perch la punta della lingua sembra un lampone, che "fi, il noftro dentifricio  il dentifricio migliore" e questo  lo slogan, "il dentifricio migliore".

 

DISONORATA
(Bossa nova)
Io lo so
tu lo sai
lui lo sa
lo sanno tutti
meno mio pap.
Se lo sa
tu lo sai
cosa fa.
Ammazza tutti
e per prima la mamm.
Crisi delle domestiche. Nei paesini della Sardegna le signore prenotano il personale di servizio ancora "in grembo".
La voce della coscienza  antipatica come la nostra, ascoltata al registratore.

 

 

 

Capucine: magra come un go-kart.
Vittorio mastica con disprezzo, come se lo facesse solo per punirli, quei cibi raffinati che non ha potuto permettersi quando era giovane. Quando mangia le crpes-suzettes, ostenta crudelt e stizza come se gli dispiacesse di non sentirle lamentarsi, squittire e chiedere piet.
Il regista ha i nervi. Nessuno fiata. Una comparsa ride. Qualcuno grida: "Silenzio, gli gira."

 

 

 

Ma s, tagliamo gli alberi, i paracarri, i pali, abbattiamo le case, le colline. Rendiamo la terra tutta una calva autostrada, una pista totale per il carosello degli automobilisti. Finito il petrolio, sulla terra rester una crosta di macchine.

Camerata ascensore! Presente.

W., durante la passerella,  caduta in orchestra. M. e R. vanno a trovarla in camerino.  disfatta, con la sua gambona fasciata lunga.  gi cos duro difendersi dagli anni. La consolano come due bravi comici scritturati. Poi escono.

"Poveretta," sospira M. "hai visto che gamba?"

"S, s," risponde R. "ma tu non hai visto l'altra!"


 

 

 

S. ha tanto da fare. Ogni colloquio con lui  un breviloquio. Il suo tempo  cos prezioso che, per utilizzarlo al massimo, quando  raffreddato adopera gli sternuti per dire: "Eh s, eh s" e i colpi di tosse per dire: "Oh no, oh no".  un tipo che non si lascia influenzare dall'influenza, la utilizza. E quando  proprio raffreddato fino alle lagrime, va a trattare le tasse. Se non li convince, almeno li commuove.
"Che tempi!" brontola mio zio. "Si puliscono la bocca con la carta igienica, usano le supposte per dormire, e gli occhiali per sentirci meglio. C' qualcosa che non va."
La decadenza del decadente  una frana.

 

 

 

"Mio figlio mi preoccupa. Non vuol lavorare, studiare non se ne parla, niente lo interessa, niente lo attira. Cio, s, va matto solo per la 'partita doppia'."
"Fanne un ragioniere."
"Volevo dire che quando sta alla partita ne ascolta un'altra con la radio."
Lo psicanalista nuota dentro il mio subcosciente, nel mare verde dei miei ricordi algosi di parole incerte, abitato da mostri ingranditi dalla fantasia. Pinna come un pescatore subacqueo, poi, durante il mio silenzio, ritorna a galla senza la forza di raccontarmi quel che ha veduto.
"La provvidenza  astrattista" dice A. "Non si capiscono mai i suoi disegni."

 

Avere milioni di milioni, amanti belle e crudeli, automobili sproporzionate, qualcuno l'ha fatto per me. Scrivere capolavori, dirigere film da Oscar, vincere i cento metri stile libero, fermare cavalli in corsa, prendendoli cos con due dita, qualcuno l'ha fatto per me. Suonare la tromba come un drago, ballare il tip-tap su lastre d'argento, comporre canzoni di successo, essere scortato da guardie armate, qualcuno l'ha fatto per me.
Ma morire...
"Ognuno muore per conto suo" diceva A. G. Rossi.
 

 

Dopo Lolita. "Mio marito  di una fedelt a prova di bimba."

 

L. ha fatto i soldi con i film tipo Mondo boia di notte, Orbe terracqueo di notte eccetera. Chiama un regista giovane che si deve fare le ossa e costa poco. Gli ordina un altro film di notte, ma in cui ci sia qualcosa di eccezionale, di inedito, lo cerchi anche in capo al mondo, l'importante  che non sia niente di quello che s' visto negli altri film di notte.
Dopo sei mesi il ragazzo torna con trenta pizze di pellicola. Solo gente che dorme: senegalesi, lapponi, viterbesi che dormono a letto, per terra, in prigione, nelle sale d'aspetto delle stazioni.
"Ma chi sono questi?" urla il produttore dopo mezz'ora di proiezione.
"Quelli che ci sono rimasti. Quelli che dormono. Gli altri, quelli svegli, li abbiamo gi visti tutti."
Uomo avvisato mezzo tassato.

 

 

 

P. produce film pubblicitari a cartone animato per alcune neo-repubbliche africane. I suoi clienti hanno esigenze diverse. Per alcuni, i personaggi dei film devono essere neri, per altri color cioccolato, per altri bianchi.
"Perch, sono bianchi?"
"No, si credono bianchi."
"Non ami l'avvocato, e lo sposi?"
"Glie l'ho detto: habeas corpus, ma l'anima no."
Pieno di vitalit e di malattie.  un sano immaginario.

 

 

 

Sarto di paese. Per fare il vestito a Giovanni, che sta lavorando in mezzo ai campi, per prendergli le misure, va sul ciglio della strada e grida: "Ehi, Giovanni, alzati un po', fa' vedere quanto sei alto... voltati, va' un po' pi in l... basta cos." E il vestito calza a pennello.
Abbiamo troppe comodit. Per gustare ancora la vita ci vorrebbe, come diceva mister Hobbs, un Disedison che disinventasse un po' di roba, per esempio il frigorifero, la televisione, il telefono, per poter tornare alla cantina, al focolare, ai valletti in polpe che recavano i viglietti scritti con la penna d'oca e asciugati con la sabbia. Che bello, vederli salire sulla metropolitana...
Ama la semplicit. Se gli chiedi: "Come stai?" risponde: "Se stessi bene come sto male, starei benissimo."

 

 

 

"Finalmente anche in Paradiso hanno messo le IBM. Non pi errori. Ognuno muore e nasce quando deve. Ma ce n' voluto per rimodernare quel santo luogo. Si andava ancora avanti coi cherubini che portavano le cifre agli angeloni, i quali le scrivevano con la penna d'oca. Figuriamoci! Anche tutte quelle nuvole che facevano tanto barocco, via, via. Quando  arrivato Wright ci ha pensato lui. Macchine elettroniche, telescriventi, legno teak, tutto razionale... Chi sa cosa succeder quando arriva Le Corbusier. Per forza: era il posto pi indr dell'Universo."
"Ma come lo sai?"
"Vedendo le nuove chiese."
Il pastore malato inghiott scrupolosamente piccole croci e medagliette benedette di santi. Ma l'ulcera, invece di guarire, peggior.

 

 

 

Bisogna credere

nella pubblicit

amico mio.

 un esercizio di fede

che avvicina

a Dio.

 

A Milano: "Come sei dimagrita!"

A Roma: "Come sei sciupata!"

 

Dite a costoro

che il commodoro

non fa i commodi

loro.


 

 

 

Vado a casa dei D. Hanno litigato da poco. Musi lunghi.
"Non ci parliamo" mi dice lui, indicando la moglie.
"Come mai?"
"Fenomeno di afasia reciproca."
"Grave?"
"S, per chi cede per primo."
Non parlate di gambe lunghe in casa dell'accorciato.
Per paura del fisco, s' fatto lo yacht rustico.
Stanco, ma cos stanco che vorrebbe dormire sognando di dormire.
Volitivo: si pettina il cranio, si rade le mascelle.

 

 

 

Ho sempre ammirato l'attore O. perch ovunque vada si porta dietro dischi di applausi. Li mette sul grammofono quando si sente gi.  la sola musica che ascolti. Cos, entra ed esce dal bagno, si fa la barba, tra continue ovazioni e richieste di bis. Utilizza registrazioni di applausi a lui tributati dal pubblico in teatro. Meritatissimi. Anche se di venti anni fa.
"Qualcuno mi pensa," dice la donna sensibbile con due b "mi sento accarezzare da un ricordo altrui. Vedo passare da un muro all'altro le immagini che finiranno nel televisore della stanza accanto."
Un povero all'angolo, immobile, tranquillo, un po' soprapensiero, come un pescatore alla canna.
Quando c' la salute c' tutto. Quando non c' la salute c' lutto.

 

  

paratevi Breda.


 

M. parla della sua infanzia con le sette zie. Quante volte lo abbiamo sentito. Per fortuna ha il ricordo mutevole, non riesce mai a ricordare due volte la stessa cosa nello stesso modo.
"Erano sette" dice "come i sette colli. Grasse. Giravano per casa d'estate a torso nudo coi senoni a borraccia appesi al collo. Bianche, lente. Anzi, no, una era sveltissima. Urtava contro tutti gli spigoli. La chiamavano la bersagliera. Quando cadeva diceva ridendo: 'La terra regge i fulmini, regger anche me.' Bevevano litri d'acqua portando direttamente la caraffa alle labbra. Mi consideravano un bambino anche quando non lo ero pi. A quattordici anni con somma cautela mi comunicarono che la Befana non esisteva.
"Erano preoccupate per lo choc che poteva derivarmi, ma io sapevo come nascevano i bambini gi da qualche anno, e poi le avevo spiate mentre si divertivano con i miei giocattoli alla notte della vigilia. Me li davano la mattina della Befana, poi me li toglievano subito perch non li rompessi. Mi adoravano. Se avevo la febbre, sette termometri me la misuravano. Sembravo un istrice. Erano sposate al fratello di mia madre. Per la verit ne aveva sposata una sola, ma un mese prima delle nozze il futuro suocero morendo aveva detto a mio zio: 'Te le affido.'
"Lui, buono, se le port sempre dietro tutte e sette a cominciare dal viaggio di nozze. Forse non erano sette, erano sei. Una deve essere la somma delle altre..."
Per oggi basta. Se domani ne parler ancora forse diventeranno cinque o nove.

 

"Mi sono vendicato. Ho usato il sistema della dolcezza."
"Bravo."
"S, gli ho messo lo zucchero nel serbatoio della benzina."
Signori truccati da operai, operai truccati da ceto medio, ceto medio truccato da signori. Come si fa a capire?
C. ha strappato le pagine di storia dal volume di suo figlio, da Pio IX a oggi, e le ha riscritte lui. Per fortuna lo hanno interrogato su Giulio Cesare.
ESERCITAZIONE PERICOLOSA
Lancio di paras
tatali
col para
stipendio.
Elio ha viaggiato il viaggiabile a piedi, in auto, in aereo, in treno. Ha viaggiato sempre sul serio, mai con la fantasia. Si pu quindi affermare, con sicurezza, che non  mai partito.

 

 

 

Milano. Mi affaccio alla Terrazza Martini come a un palco della Scala. Non mi sfiora il timore dell'arrivo di un pomodoro che mi accenda un fuoco d'artificio in un occhio. Mi fido di Milano. Mi ha in mano e mi protegge.
Per ore e ore cos senza un pensiero, come quando si nuota, come quando si aspetta l'ascensore, come quando si china il capo al campanello dell'officiante.
Arrestato perch usava abusivamente Colonia Pantalon for men of genius.
H.  morto sbadigliando.  rimasto a bocca aperta sulla o della parola "noia", come nell'ultimo muto gorgheggio di una uggiosa romanza senza musica e senza parole.
"Quel miserabile, come pu permettersi esaurimenti nervosi tanto raffinati e stanchezze cos sontuose?"

 

 

 

MARIO SOLDATI
Istruito dai gesuiti
percorso da fremiti
proibiti
moralista e peccatore
un piacevole rimorso
lo fa scrittore.
 il "Carosello" che traccia il solco, ma  il "Tic-tac" che lo difende.
Demol, prima un poco, poi met, e infine tutta la casa, per cercare il tesoro, come diceva il testamento. E quando l'ebbe rasa al suolo, scopr che il tesoro era la libert: senza quelle mura e senza affetti.
...
.
...
D'Annunzio, agitando un virgulto, udiva chiaramente la parola "femmina" a ogni colpo che fendeva l'aria. I virgulti di oggi sono muti.
"Ci parli del suo primo amore."
"Non posso, comprometterei una regina."
" vero?"
"No, ma non volevo dire che l'ho dimenticato."
Appoggio la testa su un cuscino imbottito di ricordi che si scaldano e vaporano tramutandosi in sogni. Sempre pi gonfio, molliccio e imprecisabile al tatto, assorbe la mia vita e me la rende in spettacolo.

 

 

 

Quando vedo un uomo della mia et intento a risolvere le parole incrociate, invidio la sua fiducia nel tempo ancora a disposizione.
Piacerebbe a Dal. Sul comodino, l'occhio di vetro fissa la sveglia senza battere ciglio, e le dentiere dei due vecchi sposi che si odiano si sorridono fino all'alba.
Il twist accomuna tutta la giovent d'oggi; lo swing accomunava solo i giovani che studiavano il latino. Gli altri erano ancora a Chitarratella.
Via Veneto  una malattia che passa in via Monte Napoleone.
Signore, ti chiedo una grazia. Cosa posso darti in cambio? Due anni della mia vita dopo gli ottanta.
Sindacalista: il cavilliere del lavoro.

 

Viaggio di nozze. Andiamo al Grand Htel. Ci stiamo un giorno. Ti faccio vedere come vivono i signori, e poi, al, in camera ammobiliata.
Chiacchierone: dategli una pillola antifacondativa.
 un automobilista di quelli che non gli basta mai la strada. Scommetto che a casa dorme solo nel due piazze e riesce lo stesso a cascare dal letto.
Italia, la terra dei geni troppo compresi.

 

 

 

Famiglia del Sud. Basta spostare un mobile, che viene fuori un ragazzino.
"A San Rossore" dice Giancarlo "si  svolto il 'Congresso dei timidi'. Ma, per timore, non si  presentato nessuno."
Indossatrice di uomini e di toilettes, tutto ci che si mette indosso le sta bene.
Uomo fortunato. Ha un figlio il quale crede che il "calcio di rigore" sia una punizione corporale e non una norma prevista dal regolamento del gioco del calcio.
"Vi conoscete da tanto tempo e vi date ancora del lei?"
"S. Per riservarci una lite."

 

 

 

   
  Capodanno '63. Ungaretti alla TV. Un meraviglioso vecchio tritone, con la voce dell'indovina di Rasciomon.
4 aprile '63. Cinquantuno! Oggi mi sento come una vecchia motocicletta, che ancora va, anche se tenuta con gli elastici. Sporca, incrostata di fango, se la pulisci si disfa. Ha tutto arrugginito, meno lo specchietto che riflette il sole. Peccato che sia nuvolo.
 
 

 

 

La pi bella poesia dell'anno: Canzone per bambini di Aurora Ciliberti Tallone.
 
  

L'infanzia! Quanti ricordi! Oh! Se chiudo gli occhi... mi addormento.

 

Un anno dopo



Postfazione

di Guido Clericetti

 

 

Fra l'uscita del Malloppo e questo Diario futile c' stata per me anche un'andata in Sardegna, a Setzu, a mettere le mani e gli occhi nel deposito di carta e carte che Marcello Marchesi aveva stipato l in attesa di un ordine che n lui n nessun altro potr pi fare.
La casa  sempre bella, come la ricordavo da quel luglio di quindici anni fa: fresca e piena d'ombra mentre fuori c' il sole dell'estate. I fiori, l'acqua che spruzza il giardino che  anche un po' orto, piante che lui non ha visto e alberi cresciuti pi di quanto immaginava. Proprio come suo figlio Massimo, che va al mare con gli amici e di sera esce per le feste e le ragazze.
Dentro, fra oggetti e fotografie che conosco, ogni bracciata di fogli da esaminare, ogni pila di libri da ordinare  come la cesta del palombaro che riemerge con un carico di meraviglie e di tesori e di conchiglie vuote.
 la storia dei pi bei quarant'anni dello spettacolo italiano: copioni per il teatro, per la radio, per il cinema e la televisione, sketch, monologhi, sfilze di battute, dialoghi, racconti, soggetti, proposte, scalette, elenchi di slogan pubblicitari, trattamenti, ritagli... Poche le cose inutili e da buttare, parecchi testi gi in altri pacchi a Milano, tanti fascicoli smembrati da ricomporre con pazienza e fogli e fogli e fogli sparsi, fitti di appunti a matita, stilografica, biro, pennarello; in rosso, verde, nero, azzurro, blu; scritti a macchina nei caratteri pi diversi; pagine bianche o gialle o rosa o soltanto invecchiate dal tempo, dove il nero della carta carbone  ormai grigio e l'azzurro del ciclostile ad alcol  quasi illeggibile.
Ogni tanto, rilegate o in cartellette o protette da copertine rigide, stesure di film di Tot, Macario, Walter Chiari, antichi variet radiofonici per l'EIAR; riviste e commedie musicali con i nomi della Osiris, Tino Scotti, Talegalli, Dapporto, Bramieri, Koscina, Billi e Riva, ancora Walter Chiari...
C' anche molta corrispondenza, privata e pubblica (noto qua e l firme di Fellini, Bompiani, Dapporto, Eco, Tot, Peppino De Filippo) e diverso materiale di altri, inviatogli chiedendo un parere e un aiuto.
Cos ho scoperto quel Viganotti che il signore di mezza et aveva ricordato nella prefazione di questo Diario futile:
... Futili i miei amici, e dediti con estrema seriet al futile, come, per citarne uno, il Viganotti, che ha speso quindici anni della sua vita per compilare l'Enciclopedia dell'inutile...
be', quel Viganotti esiste realmente, cos come la sua inutile Enciclopedia, manoscritta in due volumi, che insieme a un abbondante carteggio, interrotto da un infarto, forma un gran plico unitario in mezzo a tutto il resto.
E io che speravo di aver finalmente scoperto il manoscritto di quel famoso "Alibi" a cui Marchesi stava lavorando negli ultimi mesi, che aveva gi annunciato all'editore, di cui ho trovato finora solo qualche prova di scrittura ma che Maurizio Costanzo assicura di aver letto in anteprima in una serata romana d'estate! Come poteva non tornarmi in mente la breve poesia che chiude Essere o benessere? e che Marchesi, certo ricordando Carducci, intitol "Congedo"?
Pescare l'ostrica
sperando nella perla.
Aprire l'ostrica
restando come un pirla.
Gettare l'ostrica
e dentro il mar riporla.
Questa  la vita
del pescator...
Essere o benessere?, Diario futile di un signore di mezza et e Il sadico del villaggio  la trilogia che Marchesi pubblic da Rizzoli nel momento aureo della sua stagione televisiva come "signore di mezza et".c
Fu un successo inatteso, col primo libro, che si ripet poi con gli altri due, uno dopo l'altro a un anno di distanza, tanto che l'editore volle fargli un "regalo" e li raccolse tutti in un cofanetto decorato da un parapioggia e un cappello "a caciottella", a cui diede un titolo che era di Marchesi: "Futile e dilettevole".
Futile  una parola che Marchesi amava. Lo dice anche in questo libro, nella prefazione, raccontando del suo incontro con "il signore di mezza et":
Futile? Strana parola. Mi fa venire in mente un fucile che spara a borotalco. A pensarci bene, un fucile cos non ammazza nessuno e fa sorridere. S, s, sono futile.
Che capacit geniale era, la sua, di avvertire nel suono delle parole l'eco di un significato pi grande che  l, sospeso nell'aria, e di rivelarcelo!
Certo, "giochi di parole", dicono con disprezzo i critici. Ma notoriamente i critici dell'umorismo non capiscono nulla, altrimenti non potrebbero fare i critici; oppure, incontrandosi, dovrebbero scoppiare a ridersi in faccia come - secondo Cicerone - avrebbero dovuto fare gli uguri nell'antica Roma.
Ci sono giochi di parole che soltanto una vera e viva cultura pu permettere di fare, cos come pu permettere di capirli. Siamo ben lontani dai vuoti funambolismi meccanici di tanti cabarettari rimbalzati oggi in libreria dal Costanzo Show o dalle gaglioffate di mestiere di troppi cosiddetti comici della televisione.
Nei confronti delle parole, preziosa materia prima del suo lavoro, Marchesi ha sempre avuto una sorta di rispettoso timore: "parole/ parole/ parole/ divertimenti/ inquietanti/ terribili"  il sottotitolo di Essere o benessere?, mentre "le parole si vendicano" quello di Il malloppo.
 un "metus reverentialis", la stima e insieme il sottile disagio che suscita in noi l'"altro" con cui dobbiamo collaborare per un'opera comune. Perch gli riconosciamo una sua identit con la quale la nostra dovr intendersi, patteggiare e, talvolta, anche rinunciare a esprimersi compiutamente.
Una forma di intelligente umilt, dunque, che si manifestava nel rispetto e nell'approfondimento della conoscenza di ogni nuovo incontro. E chi ha avuto il privilegio di frequentare il lavoro di Marchesi, il suo studio e la sua biblioteca se non la sua amicizia, sa che cosa intendo dire.
Come sa chi lavora con l'umorismo e con quei mezzi di comunicazione che ne utilizzano la creativit, bisogna segnarsi tutto. Anche la battuta geniale di cui sei tanto fiero o l'osservazione pi esatta che ti ha folgorato, te la dimentichi. E poi, per quanti tentativi tu faccia di riandare a quel momento e ricercare quelle intuizioni, ormai le hai perdute. Ricordi solo che era un'ottima battuta, un'osservazione definitiva.
Marchesi si segnava tutto, nel corso della giornata. Naturalmente le idee sue: frasi, pensieri e soprappensieri che non gli pareva il caso di trascurare; definizioni, slogan, giochi di parole, aforismi, commenti, nonsense... Ma anche le genialit degli altri, "colte al volo dalla viva voce del popolo", come quella pubblicata ne Il meglio del peggio e firmata "Anonimo barista": "Siamo nati per soffrire/e ci siamo riusciti!"
Alla sera, anche tardi, perch amava lavorare mentre gli altri dormivano e il sonno era per lui una necessit spesso trascurabile, riordinava tutto scrivendo in certi suoi quadernetti di appunti, comprati sempre nella stessa vecchia cartoleria di via Albricci. Rilegati, copertina rigida color paglierino, fogli a righe senza margine che riempiva di una scrittura che risentiva degli umori della giornata e delle penne che gli capitavano sottomano, scegliendo il meglio di quanto s'era appuntato, riassumendo incontri, raccontandosi trame di film e di libri, segnandosi giudizi, dialoghi, spunti per sketch, idee di canzoni, commenti sull'attualit.
Proprio rileggendo questi quadernetti di vari anni prima aveva trovato gran parte del materiale per tutti i suoi libri, dalla trilogia "Futile e dilettevole", di cui questo Diario fa parte, ai suoi due romanzi pubblicati, Il malloppo e Sette zie, agli altri in lavorazione e rimasti incompiuti.
Nell'ultimo di questi quadernetti, nelle ultime pagine prima di quelle rimaste bianche, racconta che stava in uno dei lunghi corridoi del palazzo della RAI in viale Mazzini, quando dal fondo ecco venirgli incontro Guidino Sacerdote (quello dei favolosi sabato sera della tiv in bianco e nero firmati Falqui e Sacerdote) che da lontano lo riconosce, alza le braccia al cielo e grida: "Finalmente un professionista!"
Non c' pi Sacerdote, non c' pi Marchesi, non c' pi la tiv in bianco e nero. Ma non ci sono pi neanche professionisti: n veri autori, n veri produttori, n veri registi, n veri dirigenti RAI. C' invece questa scipita marmellata di pressapochismo e presunzione, di ignoranza e interesse privato, di egocentrismo e ottuso esercizio del potere, che rendono sempre meno divertente il mestiere di divertire.
Il variet  morto e anche Vaime non sta troppo bene. Quello che Marchesi non sapeva gi trent'anni fa della televisione  solo tecnologia, tutto il resto lo vedeva anche allora. Diceva di noi spettatori in Essere o benessere? che  del 1962:
Vivere per procura
sulle esperienze altrui
Radio, T.V.
rotocalchi, films
racconti, relazioni
induzioni...
e noi
nell'altra stanza.
Degli altri, di chi "fa" la televisione oggi, scriveva invece proprio nella prefazione di questo Diario futile che  del 1963:
Credo che chiunque potesse apparire sul video tutte le sere, alla stessa ora, e dicesse, non so, "put-put buonasera put-put, come va? put-put... io, put-put, sto bene... arrivederci put-put" dopo una settimana diventerebbe famosissimo. Non solo: ma tutta l'Italia parlerebbe col put-put.
Lo scriveva, nel '63, ma a voce diceva invece: "Se uno potesse apparire in video tutte le sere alla stessa ora a dire 'Mangiate un cucchiaio di merda, che fa bene' dopo un mese tutti la mangeremmo." E non  quello che  successo?
 

Ci sono molte iniziali di nomi in questo libro, e anche diversi nomi ai quali non segue un cognome. Un modo di rispettare gli altri o, talvolta, il pudore di parlare dei propri amici a chi non li conosce. Ma per chi frequentava Marchesi  facile capire di chi si tratta.
Il Raimondo del bombardamento e dello scherzo  Vianello; S., quello del film I burloni , credo, Steno; Za, al quale piacevano i raccontini del signore obeso,  naturalmente Zavattini; nella storia dell'altra gamba W.  Wanda Osiris mentre M. e R. sono Mario Riva e Riccardo Billi; invece M., quello che parla sempre delle sue sette zie,  proprio lui, Marcello Marchesi, e la storia la racconter ancora una volta dieci anni dopo nel romanzo Sette zie. C' anche un Vittorio nominato pi volte:  Vittorio Metz, l'antico compagno di scrittura dei film di Tot, delle riviste alla radio, della prima commedia musicale italiana, Valentina.
Metz, il grande amico, tornava spesso nei discorsi di Marchesi: mesi e mesi passati allo stesso tavolino in una camera d'albergo a scrivere sceneggiature di film che anche loro consideravano di serie B, alimentari, e che adesso sono diventati "cult movies". Pagati subito, alla consegna, senza royalties o compartecipazioni che da allora, a forza di repliche, avrebbero reso chiss quali diritti. Uscivano insieme a fare il giro dell'isolato dell'albergo per sgranchirsi un po' il cervello e cambiare l'aria della camera, satura di fumo per le continue sigarette di Metz, mentre Marchesi non fumava, almeno volontariamente.
C'era dell'ammirazione e dell'affetto quando parlava di Vittorio, della sua visione amara del mondo, delle sue battute feroci. Mi raccont una volta di quando, dopo anni di cinema a Roma, s'era comprato una gran villa sul suo amatissimo lago di Lecco e aveva invitato Metz a vederla: gliel'aveva mostrata tutta, su e gi per lo scalone, dai quadri antichi lasciatigli dal padre ai mobili in stile comprati dall'antiquario, alle porte del salone, autentiche del '600. E lui, Metz, alla fine s'era guardato intorno con un'ultima occhiata e aveva concluso: "S, va be', ma tu che c'entri?"
Un altro aneddoto che mi raccontava era del tempo dei film di Tot. Stavano discutendo di un passaggio della sceneggiatura e Marchesi sosteneva... ma lo dice meglio lui, nella prefazione di Essere o benessere?
Ricordo che un giorno, mentre sceneggiavo con Metz il film Tot Tarzan o Tot le mok, insomma una totoata, insistevo con Vittorio perch vi fosse una sequenza "poetica" fra una torta in faccia e l'altra.
Vittorio mi afferr per un braccio e con un ghigno satanico, attenuato dallo spessore delle sue lenti appannate, mi disse: "A Marce', Tot non ha bisogno di due poeti, ha bisogno di due complici!"
Nell'entusiastica e forse eccessiva rivalutazione della comicit di Tot in questi ultimi tempi, dovuta - credo - in gran parte anche alla martellante divulgazione che ne fa la tiv riproponendone spessissimo quei film, si disserta e disquisisce sempre della genialit del principe De Curtis, dimenticando che per lui lavoravano abili artigiani della risata - e qualcosa di pi - del calibro appunto di Marchesi e Metz. Un milanese e un romano che, all'indubbia, istintiva originalit del grande clown napoletano, sapevano fornire sceneggiature di ferro, inattese situazioni adatte a scatenarne tutto l'estro, abili diversioni della storia per inserire e valorizzare le performances pi classiche e i pezzi di repertorio pi sicuri di anni di palcoscenico.
Come, del resto, era gi successo con Macario: dei suoi film, anzi, oltre a scrivere la sceneggiatura Marchesi e Metz furono talvolta anche i registi. Tra questi c' quel Il pirata sono me, che fu uno dei film pi nuovi di quel periodo del cinema italiano, fondamentale per il passaggio, ad esempio, dall'umorismo di gag alla comicit di battuta.
Ma di questo bisogner ancora parlare.
Negli ultimi anni Metz era stato colpito da una grave forma di arteriosclerosi e Marcello andava talvolta a trovarlo e ne tornava sempre rattristato, ma ancora entusiasta delle folgorazioni geniali, dell'umorismo acido e corrosivo che l'amico riusciva ogni volta a far filtrare al di l della barriera di una malattia cos ingiusta per il suo ingegno.
A lui, "a l'unico amico", Marchesi aveva scritto in anticipo un invito nel 1963, ne Il sadico del villaggio:
Vieni a trovarmi
se puoi
fra un taxi e una telefonata
un contratto
e un'arrabbiatura
tra un giornale e una preghiera
tra un film e un aperitivo
vieni a trovarmi
finch son vivo
una mattina
una sera
scambiamoci un sacco
di idee sbagliate
invecchiamo un'ora insieme.
E invece poi, come di solito nella vita, fu il contrario.
a. Falck.

b. Ma non sanno ci che le aspetta: stallo perpetuo, nutrizione meccanica, mungitura elettrica, fecondazione artificiale e musica, musica, musica per produrre di pi. Peggio non  mai morto. Muuuuh!

c. Essere o benessere? e Il sadico del villaggio ora raccolti in Marcello Marchesi, Il dottor Divago, Milano, Bompiani, 2013. (N.d.R.)
...
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...
FINE.